Ho iniziato questo libro senza alcuna idea o indizio sulla sua narrazione per cui ho letto la prefazione, cosa che praticamente salto regolarmente come prima cosa …

L’autrice è stata presidente del WWF, giornalista per la nota rivista Airone e presidente dei Verdi , laica, femminista e non non certo amante della spiritualità o religione cattolica, per cui la sua esperienza con l’arcangelo Michele mi ha subito seriamente incuriosito.

Cito due passaggi della sua prefazione (nel libro infatti ne segue un’altra di Guido Ceronetti) che ho trovato convincenti per affrontare la lettura:

‘Sembra essere l’Arcangelo la guida e il fulcro (o comunque uno dei principali promotori) di un processo planetario già in corso, teso a favorire un salto di qualità della coscienza collettiva, un passaggio epocale a dimensioni spirituali più alte e complesse.

Una svolta che probabilmente non riguarderà l’umanità nella sua interezza (troppi segnali indicano infatti una regressione etica e culturale, ci mettono in guardia contro quello che la scrittrice Margherite Yourcenar chiamava ‘l’inverno dello spirito’)ma una minoranza peraltro consistente che si è andata preparando in questi decenni ed è ora pronta a questo innalzamento di vibrazioni energetiche e di stati di coscienza.

Attenzione: non stiamo parlando di eletti e di esclusi, riproponendo versioni rivisitate di un calvinismo di maniera. Ogni essere umano è libero di percorrere questa strada, di abbandonarla, di ignorarla, di compiere un percorso inedito, del tutto personale, a seconda dell’arabesco che la vita di ognuno disegna. E’ una scelta di crescita interiore alla portata di tutti: una delle pochissime, forse l’unica, non mutilata da condizioni sociali ed economiche vacillanti o negative’.

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‘La nostra epoca ha bisogno di ‘intelligenze calde’, capaci di parlare al cuore e alla mente e non di ‘intelligenze fredde’, che tengono quasi separate le due sfere e prediligono tattica e calcolo rispetto a strategie alte e ad alte visioni del mondo (ne ho incontrate molte, di queste ultime, nel mio itinerario di politica).

E’ arrivato il momento, all’inizio di questo terzo millennio, di tentare un dialogo ‘loico’ tra scienza e tradizione spirituale, troppo a lungo ritenute in conflitto ( e spesso lo erano e lo sono, quando male interpretate come ‘verità rivelate’ o dogmi irrigiditi, mentre rappresentano due piani diversi della conoscenza, in grado di completarsi).

Insomma, è giunta forse – almeno lo speriamo – l’epoca della ‘conoscenza che ha un cuore’, come dicono gli indigeni dell’Amazzonia.

Il terzo elemento cruciale riguarda la differenza tra forza e violenza, che l’iconografia di Michele svela con esemplare chiarezza.

Tutte le statue , i dipinti, le immagini dell’Arcangelo ce lo rappresentano infatti nell’atto di vincere il Male, ovvero il povero diavolo accasciato ai suoi piedi. Ma Michele non trasuda ira e furore mentre adempie alla sanguinante bisogna; non c’è traccia di grand-guignol o di melodramma nei suoi ‘ritratti’.

Al contrario, Michele sembra pensare ad altro, tiene a bada Satana con noncurante disinvoltura, quasi con leggiadria:neppure uno sbaffo di demoniaca sozzura tange il suo volo alto e sereno … La sua spada non si sporca di sangue, la sola vista dell’arma angelica basta a vincere il nemico.

 

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