S.Girolamo (340-420) il più celebre biblista e Dottore della Chiesa latina, polemista implacabile e spesso irruente, per spirito penitenziale, si stabilì per alcuni anni, nel deserto di Calcide. Egli ci dice infatti: ‘Adunque, io , che per il timore dell’inferno mi ero condannato a un tal carcere, in compagnia solo di scorpioni e bestie feroci, spesso con la fantasia intervenivo alle danze delle giovanette romane. Il volto era estenuato per i digiuni, eppure la mente ardeva per le passioni del corpo gelido’.

Fu precisamente durante la sua permanenza nell’inviolato silenzio del deserto che, secondo la leggenda, egli asportò una spina dalla zampa di un leone, per essere guarito, monstrandogli poi la sua riconoscenza.

La leggenda geronimiana subì varie interpretazioni: per qualcuno infatti, la presenza del leone evocherebbe il leone di s.Marco, non tanto perché il Santo era di origine veneta, quanto perché i Dottori della Chiesa, in alcune antiche raffigurazioni, vennero assimilati ai quattro evangelisti. Per altri, invece, l’attributo del leone sarebbe una inesatta allusione al deserto di Siria, dove peraltro non sussisterebbe tale specie animale.

A complicare le cose contribuisce l’attribuzione, che è stata fatta, complice forse una certa omofonia, del medesimo episodio : a S. Gerasimo : ecumeno, anacoreta, fondatore di molti eremitaggi.

Il Santo avrebbe guarito il leone togliendogli una spina dalla zampa. La belva, divenuta mansueta, restò con Gerasimo circa cinque anni e quando questi morì, il leone ne ebbe tanto dolore che si lasciò morire sulla tomba del Santo.

In ogni caso, seppure il leone non rientrasse nel novero di quelle ‘belve feroci’, delle quali parla lo stesso Girolamo, esso tuttavia, ben simboleggia il temperamento forte e pugnace del Santo, la cui voce si levò contro le eresie, possente come ruggito di leone. L’iconografia tradizionale ha attribuito l’episodio del leone guarito a S.Girolamo, come comprovato da numerose opere di importanti artisti: da Sano di Pietro al Beato Angelico, dal Gozzoli al Carpaccio, dal Botticelli a Raffaello e Leonardo, da Cima di Conegliano al Tintoretto, dal Caravaggio al Guercino, tanto per citare i maggiori.

Felice Rossetti

Gli animali che vissero con i santi

Edizioni Porziuncola

 

 

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