‘Come nube feconda, che nella dolcezza delle sue acque contiene  i frutti che devono nascere  da lei, io racchiudevo – dice la Vergine – tutte le creature che sono ora nel mondo. Come nube ho ricoperto la terra. Ho abitato nel più alto dei cieli. Con gioia abitavo in questo abisso di Dio Padre che mi teneva abbandonata nel suo seno come sua casta sposa. Il mio trono era una colonna di nubi; il trono della mia grandezza era questa onnipotenza del Padre che è questa potenza costante e salda che porta e sostiene la creazione, dentro la quale io stavo seduta, e vedendomi partecipe e rivestita di essa avevo a mio servizio tutta la creazione.

Sono io che ho fatto, tutta sola, nel mio sposo, il giro di quei grandi cieli che devono essere la dimora e la ricompensa degli eletti. Il giro del cielo da sola ho percorso. Sono io che discendevo nel profondo degli abissi laddove Dio deve esercitare il suo giusto giudizio. Ho passeggiato nelle profondità degli abissi e ho camminato sui flutti del mare e sono stata su tutta la terra. Mi era dinanzi in spirito tutta la distesa del mare e non vi è un angolo della terra abitabile dove io non abbia posato il piede, dove io non sia stata presente nei disegni di Dio, il mio fedelissimo amante, che non volle fare né intraprendere nulla senza la mia partecipazione e senza rivelare alla mia bassezza la grandezza delle sue misericordie, la profondità dei suoi giudizi, l’estensione delle sue grazie e la fecondità della sua ricchezza.

Jean-Jacques Olier

–      Collezione della santa Vergine-

Renato,materialista e ateo, è ammogliato, ma ha anche un’amante. Quando questa è colpita da un male terribile che la porterà inesorabilmente alla cecità, Renato, come fuori di sé, si precipita in una località della Sicilia, dove un’immagine in terracotta della Madonna ha pianto ripetutamente, per implorare il miracolo, non con la forza della fede, ma con quella della disperazione. E l’ottiene.

Ecco come Renato racconta alla donna il suo disperato viaggio e la sua preghiera all’immagine miracolosa:

Dovevo pur fare qualcosa per te – e non m’era rimasto che quello … Sono andato a un …. a quella specie  di santuario, dove quella volta vedemmo tanta gente … mi sono ricordato … Così all’alba ho preso un treno per giù, il primo che passava … Ma mi son sentito subito venir su la repulsione: ‘Sono proprio matto a credere in queste sciocchezze’.

Ma c’era qualcosa in me che mi faceva sentire che se quel viaggio assurdo poteva acquistare un senso, dovevo compierlo. E’ stato dopo Salerno, aspettando la coincidenza di un altro accelerato, che m’è venuta più forte la tentazione di piantarlo lì, questo gioco, fatto senza fede, senza speranza, senza nemmeno superstizione. Niente! Mi son detto: ‘Sei un buffone! Sei un buffone!’… Ho preso di nuovo il treno. Ormai … bisognava andare in fondo! Sceso dal treno, mi sono avvicinato a una donnetta che portava due involti … era vestita di nero, assorta. ‘Dov’è quella casa dove una Madonna ha pianto?’. S’era fermata, ha posato i due fagotti e m’ha guardato. C’era una straordinaria severità in quegli occhi. ‘Scommetto che siete venuto da fuori per vederla … magari da lontano … Ma se ci fosse una Madonna che fa miracoli, qui da noi, vi pare che mi avrebbe lasciato portar via i miei due figli?’. Allora mi sono avviato, ma lei m’è corsa dietro: ‘E dove andate, voi … E’ dall’altra parte. Dovete girare dopo la piazzetta .. e poi vedrete quella gente!’. La gente! Anche quella carrozzella, e perfino una barella .. Ma è la gente che stringe il cuore. La pena e la rabbia … Non mi sono più mosso di lì. Le ore passavano … girellavo … Verso sera la gente s’è diradata, hanno portato via gli ultimi malati. Io continuavo ad andare su e giù per il vicolo … Poi, m’aggrappai all’inferriata quasi per sostenermi. Una donna che spazzava le cartacce mi s’avvicinò: ‘Perché non entra? Adesso che non c’è nessuno, è il momento buono.

La Madonnina l’ascolterà più tranquilla … Forse le darà retta’.

Sono entrato. Vedevo sul volto della Madonna i segni, le graffiature fatte con le mani, con le unghie … non le lacrime. Mi prese un vero singulto:

‘Ma perché – non so a chi parlavo .. . a me stesso – perché deve soffrire lei … lei che non ha colpa, lei che è così giovane … perché? Se c’è qualcuno che deve pagare per tutti .. .sono io, datemi ascolto … Fatemi pagare per tutti, e che lei guarisca!’. Non so quanto ci son rimasto. A un certo momento mi son vista la donna di faccia, appoggiata al manico della scopa, che aspettava .. Allora mi sono subito ritratto scusandomi. Sono scappato nel vicolo … Sono stato investito da un’aria fresca, di mare … Correvo verso la stazione, come se ormai mi fossi liberato di un peso, e mi sono rimesso in treno, il treno più rapido che passava .. perché stavolta avevo fretta ..fretta ..volevo far presto..

E ho viaggiato tutta la notte.

Diego Fabbri

-Delirio-