Nella vita siamo chiamati sempre a scegliere tra due traiettorie: tra la traiettoria del dono e quella del possesso, tra la traiettoria dell’amore e quella dell’odio, dello stupore e della gratitudine, al calcolo e allo sfruttamento e queste due traiettorie si incrociano nel cuore di Dio e lasciano segni nella carne di Gesù.

Ti capita questo quando guardi la natura: o la apprezzi e ti esalta o la sfrutti e ti abbruttisce; quando hai relazione con le persone: o le ami e le fai felici oppure le usi e ti rendi infelice; quando ti elevi a Dio; o lo canti e benedici e ti si aprono nuovi orizzonti oppure credi di fartene oggetto di inganno e distruggi la tua stessa dignità umana. Il teatro di queste scelte è la vita, è la vigna del Signore.

La vita è sua, non nostra: ce l’ha affidata, l’ha curata, ne ha fatto un capolavoro, l’ha architettata entro questo grande e meraviglioso universo; l’ha incastonata come un gioiello, un unicum in un cielo che ci pare infinito, da cui oggi dopo 14 miliardi di anni dal big bang ancora arrivano segnali di nuove stelle.

In questo grande ordine ha messo noi e ci ha dato capacità di sogno, di stupore, di iniziativa, soprattutto di libertà.

Abbiamo cominciato a sognare, ma invece di sognare un dono, una gratitudine, un regalo, abbiamo concepito una morte.

Si sono incrociati due grandi sogni su questa stessa vigna: manderò mio figlio, è tutta la mia vita, io vivo per lui; è lui l’amato sopra ogni cosa, è la pienezza della vita, lui è la bellezza, la bontà, la santità, il sapore di ogni cosa.

L’ha scelto lui di entrare in questa vigna, ha capito quanto ci tenessi a questo uomo, alla perla del creato, a questa storia di libertà. Lui mi ha detto subito senza esitazione quando alla mensa della Trinità è risuonata la mia domanda: chi manderò? Chi andrà per me?

Eccomi manda me. Gesù viene da questo oceano di amore, da questa sconfinata vastità di bellezza e di bontà.

Invece, dai filari della vigna, già resi tortuosi e imbrattati di sangue si formula un altro sogno.

Costui è l’erede, uccidiamolo. Questa vita è nostra e la vogliamo distillare e torchiare fino a spremerne l’ultima goccia. Dio aveva creato nei vignaioli l’abilità del torchio, una capacità innata di chiedere alla vita tutto e, illusi di poterla possedere come una cosa, hanno mescolato il mosto con il sangue del figlio; hanno scatenato sul corpo del figlio il livore degli sforzi adirati, ma frustrati, di riuscire a possedere la vita.

E la vigna si è inaridita, ha incominciato a produrre veleno e non più vino. È la nostra storia, è il punto di arrivo della nostra mancanza di dono, della nostra miopia. È il mistero della nostra libertà, è il rischio in cui Dio ogni giorno gioca il suo amore. È una storia personale, che sta nel diario della nostra anima e diventa la storia di una comunità, di una società ,di un mondo.

Quando Dio dice: le mie vie non sono le tue vie si rifà anche a questi due sogni contrastanti.

Gesù si è messo di mezzo per svelare la contraddizione di questi sogni, la traiettoria sbagliata della nostra vita. È lui che svela le nostre intenzioni e ci spinge a prendere posizione. Nella vigna del Signore c’è sempre qualcuno che si lascia prendere da buoni sentimenti, dal buon senso, ma alla fine non decide.

Pilato ne è un esempio: ragiona bene, vuole salvare Gesù, ma alla fine non ha nerbo e lo consegna. È così Erode che voleva bene a Giovanni, poi gli fa tagliare la testa, così il re Agrippa davanti a Festo, che solidarizzava e ascoltava volentieri Paolo, ma poi lo manda in prigione.

Convertirsi esige che facciamo incrociare i nostri sogni con quelli di Dio,

che mettiamo al centro questa vita, questa vigna e confermiamo la traiettoria dell’amore, dello stupore, della gratitudine.

È possibile: Gesù ha già pagato per noi: la sua eredità è già nostra, perché lui stesso ce l’ha donata; il vero mosto della nostra vita è il suo corpo e il suo sangue che ancora oggi possiamo accogliere come pegno di sicura accoglienza e amore di Dio per noi. Sappiamo di vivere in una naturale carestia e per essa Gesù è il vero nutrimento.

+Domenico Sigalini

Dimensioni Nuove giu 2011