Vi voglio dire subito che per me questa è una frase bellissima.

L’ho sentita pronunciare tanti anni fa mentre ero in compagnia di Totò.

Sì, lui, il Principe. E’ un episodio che in passato mi è capitato di raccontare. Qualcuno forse non lo ricorda, qualcun altro non l’ha mai letto. E comunque, adesso, rapidamente ve lo racconto. Il fatto risale ai tempi in cui frequentavo la facoltà di Ingegneria e una sera ero uscito con alcuni miei compagni di università. Al teatro Politeama c’era uno spettacolo con Totò e così decidemmo di andarci. A spettacolo finito, io e i miei amici ci infilammo di nascosto dietro le quinte per vedere più da vicino il grande Totò. Lui era ancora nel camerino, la porta era aperta e si notava che era stanco, credo che non vedesse l’ora di rientrare a casa. Noi non riuscivamo a stare zitti e lui a un certo punto ci vide. Fece una delle sue espressioni famose e disse: ‘Mica state qua per me. Voi siete più interessati alle ballerine eh?’. Intanto si avviava verso l’uscita del teatro. Noi lo affiancammo e in quel momento la portiera del Politeama salutò Totò:

‘Buonasera, Principe. ‘A Madonna v’accumpagna’.

‘Carmelì’ rispose Totò ‘ma secondo te san Giuseppe non si scoccia nu poco se la Madonna tutte le sere accumpagna a me?’.

Non dovete pensare che questo modo di dire appartenga ormai al passato, e nemmeno che sia insolito. Al contrario, a Napoli è ancora molto usato.

‘’A Madonna t’accumoagna’ è un’espressione che molti napoletani usano regolarmente per salutare chi sta andando via. Il primo esempio che mi viene in mente è Benedetto Casillo, grande attore e mio caro amico da tanti anni. Non ricordo una sola circostanza in cui io e lui ci siamo incontrati nella quale, al mio consueto: ‘Ciao Benedetto, ci vediamo’, lui non abbia risposto: ‘Lucià, statt’ buono’. ‘A Madonna t’accumpagna’.

E allora cerchiamo di capire cosa c’è dietro questa espressione e dove nasce.

Sembra che in origine sia tutta una questione di luci e di illuminazione pubblica. Adesso vi spiego perché. Torniamo indietro, alla seconda metà del Settecento, al tempo cioè di re Ferdinando IV. Sembra che in quel periodo le forze dell’ordine della città facessero sempre più fatica a contenere la piaga della criminalità. Come vedete, sono molte le cose che si trasformano col passare del tempo, ma alcune hanno la forza di rimanere intatte. Comunque, il re si rese conto che il buio pesto che c’era di notte per le vie di Napoli facilitava il compito dei banditi e perciò decise che bisognava fare luce in città e che andava creata un’illuminazione artificiale come si deve. Il Segretario di Stato, il marchese Domenico Caracciolo, cominciò col fare installare alcuni lampioni nei pressi di Palazzo Reale e delle strade più importanti della città. Era poca roba, però, un provvedimento del tutto insufficiente che non risolveva il problema. Il fatto è che per realizzare un’opera seria occorrevano soldi e il Regno in quel periodo stava abbastanza inguaiato. Questo lo sapevano anche i cittadini, perciò un domenicano assai abile, padre Gregorio Maria Rocco, andò a corte e presentò al re una proposta: ‘Maestà, date a me la licenza dell’illuminazione della città. E state tranquillo, non farò spendere alle casse del Regno nemmeno un ducato’.

‘Padre Rocco’ gli rispose re Ferdinando ‘voglio fidarmi di voi. La richiesta è accordata. Ma mi chiedo che cosa avete in mente’.

Don Gregorio Maria Rocco, in effetti, si era fatto venire un’idea geniale. Un po’ di tempo prima aveva scovato un bel dipinto della Madonna nei sotterranei del monastero del Santo Spirito, che si trovava nella zona di piazza Plebiscito, allora chiamata Largo Palazzo, aveva ordinato che ne facessero centinaia di copie a colori e che fossero sistemate in tante edicole votive sparse per Napoli. Allora organizzò una specie di gara nei vari quartieri di Napoli.

‘O napoletani’ disse ‘la Madonna che sta nella vostra strada è uguale a quella delle altre strade di Napoli. Ora,però, se voi volete veramente bene alla vostra dovete tenerla sempre illuminata’.

Insomma, per farla breve, don Gregorio Rocco puntò sull’orgoglio cittadino e vinse la sua battaglia. Non ci fu quartiere che non si impegnò con tutte le sue forze per tenere sempre accese le lampade a olio sistemate ai lati delle Madonne. Senza chiedere nessun finanziamento alle casse del Regno, riuscì a rendere le notti napoletane finalmente più luminose e , quindi, assai meno pericolose per quelli che volevano stare fuori casa anche a tarda sera.

Quelle piccole cappelle votive con l’immagine della Vergine rischiaravano dappertutto la città. Si sentirono più sicure anche madri e mogli di coloro che andavano a lavorare la mattina molto presto, prima che spuntasse il giorno. Accanto alla porta salutavano figli e mariti proprio con quella frase: ‘Va’, ’a Madonna t’accumpagna’.

Luciano De Crescenzo

Fosse ’a Madonna!

-Storie, grazie, apparizioni della mamma di Gesù-

Edito Mondadori