Ed ecco allora un secondo dovere, dopo quello della giusta valutazione e della custodia, verso la fede: la ricerca, cioè la conoscenza dei termini in cui il problema della fede si pone, sia circa le verità da credere e sia l’atto spirituale, logico, psicologico e morale, a noi richiesto per credere, sempre ricordando che la fede non mortifica il nostro pensiero, anche se non ne soddisfa il naturale processo, ma lo abilita ad una conoscenza, ad una certezza, ad un gaudio spirituale di grado superiore a quello normale.

E accenneremo ad un terzo dovere, quello di pregare per avere, per conservare, per accrescere la fede. Il rapporto fra fede e preghiera dovrebbe essere esaminato con grande cura e lo sarebbe certo con grande soddisfazione.

‘Bisogna rendersi ben conto che anche la fede (soggettiva) è vita e come tale ha le sue evoluzioni e la sua storia. Non è una conoscenza ferma, stabilita una volta per tutte, comunque vada la vita, così come si conosce la tavola pitagorica, quando la si sia imparata … La fede si alimenta con le forze dello spirito e del cuore, col giudizio e con la fedeltà, vale a dire con tutta la vita interiore … La fede deve perseverare e con lei la preghiera’.

( R.Guardini – Introd. alla preghiera)

Ed è ciò che Noi ci raccomandiamo, Figli carissimi, affinchè quel prezioso dono di Dio, ch’è la fede, sia perseverante, sia forte, sia attivo, sia gioioso nei vostri animi; con la Nostra Apostolica Benedizione.

Papa Paolo VI°

21 giugno 1967