Serbiamo intatta la nostra forza, la nostra salute, la nostra elevazione, per amore dei deboli, dei malati, dei peccatori. Se vogliamo aiutare, nel limite del possibile, è necessario assomigliar loro quanto meno possiamo. Ogni influenza morale non è forse effetto di fluido e di contagio? Qui, non esiste tecnica esterna all’uomo che ne fa uso, o rimedi indipendenti dalla personalità di colui che agisce: siamo in grado di influenzare gli altri meno per le nostre azioni che per il nostro valore. Per imporre ai malati il contagio della salute, bisogna che i sani oppongano tutte le loro forze al contagio del male. Agli esseri impuri non è necessaria la comprensione o la pietà d’un compagno nella miseria o di un complice; essi hanno bisogno di ben altro: i forti, gli incorruttibili soltanto possono usare con efficacia della loro misericordia. In genere, non ne usano: si isolano nella loro forza e nella loro durezza e lasciano che i malati s’impietosiscano l’uno dell’altro e infettino le loro piaghe con il sentimentalismo, il malocchio e la menzogna. Per questo, rara è la pietà che salva; essa resta l’appannaggio dei santi. Bisogna essere posseduto da Dio per separare in sé stessi la salute e la durezza, per restare forti diventando teneri.

Gustave Thibon

Il pane di ogni giorno

 

Annunci