Quando Dante dice:

‘io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna’,

è perché si rende conto di attingere a una concezione dell’uomo, a una concezione della donna, a una concezione del rapporto tra l’uomo e la donna inedita. Se Dante può arrivare a dire di Beatrice quel che dice, è perché ha dietro di sé milleduecento anni di cristianesimo, è l’idea di donna che il cristianesimo ha consegnato agli uomini, alla storia del mondo, a noi. Perché se da noi la donna è quel che è, quel che la tradizione ha come depositato nella coscienza profonda dell’Occidente, è perché c’è stato questo percorso; è perché per ciascuno di noi la propria donna possa essere Beatrice.

E’ inedito rispetto a tutte le altre culture, a tutta la storia universale, il ruolo che Gesù, che il cristianesimo assegna alle donne. E non lo dico io, badate; ecco per esempio che cosa scrive, stupito, uno scrittore turco in viaggio a Vienna nel 1665: ‘In questo paese vidi uno spettacolo straordinario. Ogni volta che l’imperatore incontra una donna per strada, se è cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se l’imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di riguardo. E’ veramente uno spettacolo straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti [cioè dei cristiani, le nostre] le donne hanno l’ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della Madre Maria’. (Bernard Lewis – Il suicidio dell’islam – Mondadori).

Come ha scritto qualche tempo fa su un giornale un’importante studiosa – laica, laicissima – della condizione femminile:

‘Io so che se in questo momento sto scrivendo quello che sto scrivendo, lo devo a Gesù. L’Occidente certamente ha molte colpe, ma i diritti delle donne non sono dovuti all’Illuminismo, perché alle donne la libertà, la parità, la voce con la quale sono state le prime a testimoniare per Lui, ad avviarsi al patibolo lodandoLo per averle fatte degne ‘di morire per Lui come i maschi’ gliele ha date Gesù.

L’Occidente, dunque, riprenda contatto con la realtà.

Bisogna reagire con forza, che si sia credenti oppure no, perché qui è in gioco la nostra libertà’.

(Ida Magli – Mandato d’arresto per Benedetto – Il Giornale 18.09.2006)

Anche qui, vedete: la concezione che una civiltà ha delle donne è segno della concezione che ha della vita intera. Allora quando Dante ha la presunzione di dire: ‘Dirò di questa donna quello che mai non fue detto di alcuna’, è detto di tutte le donne cristiane, è detto di tutte le nostre famiglie, è detto di tutte le nostre mamme, è detto di tutte le nostre morose: che la donna sia l’incarnazione, la manifestazione concreta dell’amore di Dio, è possibile.

E’ possibile, però a una condizione. Riprendiamo quel che abbiamo detto sul desiderio. L’amore è desiderio, è quella mossa, quell’attrattiva che quando vedi quella ragazza lì ti è suscitata. Recentemente un gruppo di ragazzi mi chiedeva: ‘Ma come è possibile che l’amore possa durare tutta la vita?’; e io cercavo di spiegare: ‘Ragazzi, che cosa state dicendo? Pensate a come vi siete innamorati e lo capite da soli’: l’amore per sua natura ha questa dinamica, che nel momento in cui si incontra il proprio oggetto, proprio la presenza dell’oggetto desiderato fa desiderare ancora di più. Per questo è possibile che domani l’amore sia più grande di quello di oggi, e dopo trent’anni di matrimonio più grande di quando è cominciato, perché è nella sua natura di esser fatto così: un desiderio incessante, un desiderio infinito, un movimento verso l’altro che non finisce mai. Tant’è vero che se la morosa (oppure il moroso, è più facile che capiti al moroso …) vi dovesse dire:

‘Ti amerò per cento e due anni, dopo basta’, voi ve la prendereste, reagireste come delle vipere. Perché è contradditorio, non può esistere un amore che si ponga un limite, come a dire: ‘Ti ho amata tutta, ti ho amato abbastanza’. Non esiste: l’amore per sua natura attraversa il tempo, perché vuole arrivare all’infinito; è infinito, esattamente come il movimento di Dio che regge il movimento della Terra, delle cose. Il paradiso sarà così, sarà questo desiderio che si compie e nel compiersi si potenzia, si esalta; un continuo desiderare e un continuo compiersi del desiderio. Questo è l’amore tra l’uomo e la donna; perciò è eterno.

Franco Nembrini

Dante, poeta del desiderio

– Conversazioni sulla Divina Commedia – Inferno-

Edizioni Itaca

[ fotografia Gregor Toerzs]