Ho pensato a tutte le cose che tutti ci diciamo l’un l’altro, e che tutti dobbiamo morire, o fra un millisecondo, o fra giorni, o fra mesi, o fra 76 anni e mezzo se uno è appena nato.

Tutto quello che è nato deve morire, e questo significa che le nostre vite sono come i grattacieli. Il fumo sale a velocità diverse, ma le vite sono tutte in fiamme, e tutti siamo in trappola.

Dall’osservatorio dell’Empire State Building si possono vedere le cose più strepitose. Ho letto da qualche parte che le persone in strada sembrano formiche, ma non è vero. Sembrano persone piccole.

E le macchine sembrano macchine piccole. E anche i palazzi sembrano piccoli. E’ come guardare una copia di New York in miniatura, che è carino perché vedi cos’è veramente anziché come ti sembra quando ci sei in mezzo.

C’è un sacco di solitudine lassù, e ci si sente distanti da tutto. E fa paura, perché esistono talmente tanti modi per morire. Ma dà anche sicurezza, perché vedi che sei circondato da tante persone.

 

A noi servono tasche molto più grandi, ho pensato a letto mentre contavo i sette minuti che ci vogliono in media a una persona per addormentarsi. Servono tasche enormi, tasche abbastanza grandi per le nostre famiglie, e per i nostri amici, e anche per le persone che non sono nelle nostre liste, gente che non abbiamo mai conosciuto ma vogliamo proteggere.

Servono tasche per i distretti e per le città, una tasca che possa contenere l’universo.

Otto minuti e trentadue secondi …

Però sapevo che non possono esistere tasche così grandi, e che alla fine tutti perdiamo tutti. Non c’era un’invenzione che potesse risolvere questo problema e così, quella notte, mi sono sentito come la tartaruga che sostiene tutte le cose dell’universo.

Jonathan Safran Foer

Molto forte, incredibilmente vicino

Edizioni Guanda