Campo di Dio, Maria, terra arata dall’angelo, hai ricevuto un seme, hai restituito un frutto. E chi l’ha conosciuto non può che benedirlo: in tutte le nostre vicende benedetto, nel canto e nelle lacrime benedetto, dall’intero creato benedetto.

Frutto benedetto del tuo ventre, Maria: hai il tuo stesso sangue.

Stessa vita, stessa pianta, una sola linfa, unica radice. Lui vite e tu tralcio; tu tralcio e lui grappolo, nutrito di te.

Portavi il figlio di un altrove, che sa di mistero e di casa, di stelle e di latte.

E’ cresciuto in te, ha danzato in te; e tu l’hai cullato con la danza del tuo Magnificat, quando nell’abbraccio con Elisabetta la preghiera si faceva musica. Penso a Maria, quando per nove mesi è come una nave sul mare, con la stiva carica di cielo, senza sapere il porto di arrivo.

Maria va portando il Verbo, a sua volta portata dall’avvenire che è in lei.

Il teologo Origene designa questo andare al modo di Maria, gravidi di Dio, per le strade del mondo, come l’immagine suprema di ogni credente: ferens Verbum (Origene, In Exodum, X,3), che passa nel mondo portando il Verbo, portando colui che ti porta, una vita con dentro un’altra vita, uno e due al tempo stesso, come madre e bambino.

La donna incinta non occorre che parli o dimostri. Così accade nel campo della fede: Dio non si dimostra, si mostra, mostrando che in noi germoglia un pezzetto di vangelo.

Questa è tutta la ricchezza del mistero … Cristo in voi (Colossesi 1,27).

La ricchezza del mistero è di una semplicità abbagliante: Cristo in me.

Lasciarlo entrare, come una donna incinta lascia entrare e crescere una vita nuova in sé. E questa vita nuova modifica colei che la ospita, la cambia nel corpo e nel cuore, le fa vivere due vite.

Allo stesso modo anche il credente vive due vite, la sua e quella di Dio, che lo abita, lo plasma, e a poco a poco lo trasfigura in immagine somigliante.

Dio viene e trasforma corpo e vita di Maria, muove ogni fibra della sua carne. Senza il corpo di Maria, il Vangelo perde corpo, diventa ideologia, codice morale, e Cristo un concetto.

Maria è uno dei punti di contatto dell’umano con il divino, luogo di incontro tra la materialità della nostra vita e Dio.

Per questo è così importante, perché mostra che l’incontro con Dio è possibile e trasformante. Penso a Maria che ha appena partorito il suo frutto:

Caduto da una stella

fra le mie braccia.

Ti libero la fronte

dai segni del viaggio

l’acqua del guado

e i ghiaccioli raccolti nel passaggio

tra le alte nebulose.

Grumo di carne palpitante …

deposto sopra la mia pelle calda.

Singhiozzi a soprassalti

cerchi il tuo cielo

il tuo infinito perduto

lo trovi

nel cielo del mio petto.

E io lo trovo in te.

Occhi negli occhi

l’infinito e io.

E naufrago in te

stupore d’altrove.

Marina Marcolini

Per voce di donna

San Paolo edizioni

Il frutto del seno di Maria è in tutto uguale a noi, eppure è la cosa più bella e benedetta successa nel mondo. E’ stato per noi ciò che la primavera è per i fiori. Ci ha raccontato Dio come si racconta una storia d’amore.

Ha fatto dei poveri i principi del suo regno, e dei bambini i più grandi della casa. Non è mai entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; ha dato tutto, neppure il suo corpo ha tenuto per sé: prendete, mangiate.

Gesù è bacio a chi lo tradisce.

Non spezza nessuno, spezza se stesso; non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue.

Io lo uccido e lui mi guarda e mi ama.

Lo fa perché non manchi mai il vento al mio veliero.

E Dio l’ha resuscitato perché fosse chiaro che chi vive come lui vivrà per sempre. Per tutto questo benedico Gesù, frutto del tuo seno, Maria,

e frutto del cielo. E benedetto e benefico sia per la terra ogni frutto del seno di donna, ogni figlio, parola unica che Dio ha pronunciato e che non ripeterà mai più.

p. Ermes Ronchi