Dio è autore della Bibbia e suo protagonista.

In letteratura questa coincidenza si chiama autobiografia.

Quel testo ne è la forma insuperata.

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L’intenzione che invece muove queste pagine incommensurabilmente minori è del tutto diversa. La Bibbia è qui intesa alla lettera.

Seguire il solco dei suoi innumerevoli commentatori, aggiungendo qualcosa che essa conteneva, ma che non era stato ancora espresso: qui sta l’ambizione di queste pagine.

Mi imbatto qualche volta nella bellezza di un verso che ha perso luce nel trasferirsi dalla sua madrelingua.

Ecco il rigo 39 del salmo 105, dove si canta Dio che guida gli Ebrei nel deserto. Il testo ufficiale della Chiesa lo traduce:

‘distese una nube per proteggerli’.

Alla lettera è invece:

‘stese una nuvola come un tappeto’.

Dio spiana in cielo il suo cirro ed esso, per effetto dell’ombra che produce, forma in terra una traccia. Gli Ebrei attraversano la penisola del Sinai, loro primo deserto: dove dirigersi nell’uniformità dell’orizzonte?

Levano lo sguardo al cirro disteso la cui ombra si stende come un tappeto, si affidano alla segnaletica celeste.

Segnato dalle nuvole sarà il cammino del popolo estratto dai ceppi d’Egitto.

Nei deserti, nei secoli, attenderanno dal cielo i sentieri.

Per tappeto intenderanno la Bibbia.

Percorro anch’io le sue piste senza alzare gli occhi al soffitto, sperando che un po’ di condensa, un vapore, guidi il mio viaggio.

Corredare di un’altra nota la Bibbia: non per apporre in calce all’infinito un’altra firma, ma per restituire riflessa una parte della luce che essa regala anche all’ultimo dei suoi lettori.

Sono di mia mano le traduzioni dall’ebraico dei passi che si trovano nelle pagine seguenti. Raramente divergono dalle letture ufficiali, tranne che per un’asprezza di lingua che ho cercato di riportare, più che di tradurre, in italiano. Mi sono servito del testo chiamato: Biblia Hebraica Stuttgartensia.

Mi sono cari i suoi caratteri nitidi, il verso di lettura che va da destra a sinistra, le pagine che si sfogliano, rispetto al nostro uso, a ritroso.

Nel corso degli anni quel libro è diventato la mia intimità.

Non l’ho studiato come un idioma da accostare ad altri, ma come una nonna-lingua saputa in infanzia e poi scordata, abilità di bambino che da adulto ho lentamente riappreso, dopo averla perduta.

Salgo le sue pagine ad ogni risveglio, spengo su di esse la luce, le percorro come i campi che sono fermi eppure mutano a passi di stagione.

Questa frequentazione è tutta l’autorità di cui dispongo a conforto di quello che ho scritto.

Erri De Luca

Una nuvola come tappeto

Feltrinelli

 

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