[..] Maria, colei che è afferrata dallo Spirito; Maria che obbediente e umile lascia che in lei si compia ciò che lo Spirito le ordina; Maria che fa spazio allo Spirito là dove egli vuole, ecco che ricolma di questo Spirito parla della venuta di Dio nel mondo, dell’avvento di Gesù Cristo.

Meglio di chiunque altro essa sa cosa significa attendere Cristo.

Lo attende diversamente da qualunque altro essere umano, lo attende come madre. Egli le è più prossimo che a chiunque altro, ed essa sa del mistero della sua venuta, sa dello Spirito che è qui all’opera, sa del Dio onnipotente che compie il suo miracolo.

Sperimenta di persona, nel proprio corpo, che è per vie prodigiose che Dio viene all’uomo, che egli non agisce secondo le opinioni e le vedute umane, che non segue le vie che gli uomini gli vogliono prescrivere, ma che la sua via resta, al di là ogni comprensione, al di là di ogni prova, libera e sovrana.

Là dove la ragione si scandalizza, dove la nostra natura si rivolta, dove la nostra pietà di uomini religiosi si tiene pavidamente a distanza, proprio là Dio ama essere. Là egli confonde la ragione dei sapienti e provoca la nostra natura e la nostra religiosità.

Là egli vuol essere, e nessuno glielo può impedire.

Solo gli umili gli prestano fede e si rallegrano che Dio sia tanto libero e tanto sovrano da fare miracoli là dove l’uomo dispera, da compiere meraviglie là dove l’uomo è piccolo e insignificante; sì, questo è il miracolo dei miracoli: che Dio ami ciò che è piccolo.

Dietrich Bonhoeffer

Maria

– Testi teologici e spirituali dal I° al XX° secolo –

 Meridiani Mondadori

 

Luce gioconda, o luce sublime,

globo di fuoco da un trono di fuoco

emani e scendi su tutti i discepoli!

I cuori inondi e sciogli le lingue,

e della lingua del cuore e dei sensi

tutti gli accenti ci inviti a fondere.

Fonte di gioia, o luce soave,

vieni e ispira le nostre parole,

tutte le menti rinnova e illumina.

Vieni e purifica i sensi malati,

nulla di amaro, veleno nessuno

resista più alla tua presenza.

Fonte di doni e dono tu stesso,

di nostra vita la sola ricchezza,

l’anima sciogli in lodi e danze.

Noi ti cantiamo con libero cuore,

tue creature ora nate alla grazia,

un tempo figli dell’ira mortale.

Fonte tu sei d’amore e pietà,

pietà e amore diffondi sul mondo,

mondaci tutti dai nostri peccati.

E sulle bocche fioriscano i suoni,

le nostre lingue intreccino canti

nel celebrare i tuoi prodigi.

A quanti sono rinati dall’alto,

a queste nuove creature di Cristo

dona la fede perfetta e la gioia.

David Maria Turoldo

Inno Pentecoste

“Lo Spirito ci illumini e ci guidi a vincere il fascino di seguire le nostre verità, ed accogliere la verità di Cristo, trasmessa dalla Chiesa”.

Così Benedetto XVI° ha concluso l’omelia della messa di Pentecoste che celebra in San Pietro con 90 tra cardinali e vescovi.

“La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione

e della comunione umana.

Tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre più vicini l’uno all’altro con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire, la comprensione e la comunione tra le persone è spesso superficiale e difficoltosa.

Permangono squilibri che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi; comprendersi sembra troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io, nei propri interessi.

In questa situazione possiamo veramente trovare e vivere quell’unità di cui abbiamo tanto bisogno?”.

 

Il Papa ha quindi fatto riferimento al racconto biblico della costruzione della torre di Babele che, ha commentato,

“contiene una sua perenne verità; lo possiamo vedere lungo la storia, ma anche nel nostro mondo”.

Con il progresso della scienza e della tecnica siamo arrivati “al potere di dominare forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano”.

Così la preghiera sembra un fatto “sorpassato”, “perché noi stessi possiamo costruire e realizzare tutto ciò che vogliamo”. Il mondo di oggi rivive la sua Babele: “abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma possiamo dire che è cresciuta la capacità di capirci o forse, paradossalmente, ci capiamo sempre meno?”

Articolo Ansa, QUI.