Era una bella notte stellata, quando, il 22 maggio 1381, venne alla luce del mondo la divinata Bambina Beffa: bella come un angelo, fresca e sorridente quale bocciolo di rosa, simile a quelli che fiorivano nel piccolo orto sovrastante la casa dei Mancini.

Intanto, specialmente Amata, la fortunata madre, rendeva lodi a Dio per il grande dono della figlia Rita, che la moltitudine dei devoti avrebbe chiamata: ‘Santa degli impossibili’ e ‘Avvocata dei casi disperati’.

Le notizie della sua vita sono fondate, nella maggior parte , sulla tradizione e sulla leggenda, che pur nascondono qualche verità.

La bambina riposava, con sonno dolcissimo, adagiata nella bianca culla; dormiva, socchiuse le labbruzze rosee,  quand’ecco un piccolo sciame di candidissime api, volteggiare intorno al viso della vezzosa dormiente e, poi, entrare ed uscire dalla boccuccia di Rita come da insolito e gentile alveare.

Amata, stupefatta e preoccupata, osserva il fenomeno, quindi chiama il marito, il quale, anch’esso, meravigliato, ammira l’inconsueto avvenimento; poi entrambi, levano gli occhi imperlati di lacrime al cielo, ringraziando Dio.

Nella storia dei Santi, non è nuovo il prodigio delle api.

Si narra, nelle Vite di s.Giovanni Crisostomo e di S. Ambrogio che i bambinelli, ebbero dalle api, fabbricati nelle loro manine, favi di miele, come di poi, avvenne anche a S. Pietro Nolasco e ad altri Santi.

Prodigiose presenze, simboli di un futuro marcatamente carismatico.

Pittura e poesia, occupandosi di s. Rita, in mille guise descrissero il grazioso e prodigioso episodio.

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A distanza di circa quattro secoli e mezzo, perdura ancora il prodigio delle api che, com’è facile vedere nel Monastero di Cascia, sull’antico muro del Chiostro, presso il sepolcro della Santa, vivono una loro vita arcana.

Sono più  o meno simili alle comune api, benché siano prive di pungiglione ed emettano un ronzio affatto singolare.

Vorrebbero, alcuni scrittori, che due diverse specie di api abbiano onorato Rita: le candide durante la nascita, e quelle comuni, alla morte di Lei, avvenuta il 22 maggio 1447.

Esse, raramente appaiono,  e solo in tempi stabiliti : nella Settimana Santa, quando la Chiesa commemora qualche particolare della Passione di Gesù e nell’anniversario della morte di s.Rita, appunto il 22maggio; dopodiché se ne ritornano nei loro piccoli pertugi del vecchio muro claustrale,che esse hanno cura di ostruire con bianchi strati di lanugine simili a batufoli di cotone.

Era il tempo delle messi, che già si curvavano nella loro turgidezza dorata, e per la discesa solatia, i canti dei mietitori e delle spigolatrici, facevano echeggiare il monte e la valle di Roccaporena.

Quand’ecco, nel viottolo, correre un uomo abbronzato dal sole, con la mano sinistra alzata ed avvolta in un fazzoletto intriso di sangue; costui, essendosi ferito con la falce, andava ora a Cascia per farsi medicare.

Imbattutosi ad un tratto, in Rita dormiente, sulla quale volteggiavano numerose api, alcune sul volto paffutello, altre fra le rosee manine, subito si arresta e, temendo che esse potessero pungere la bambinella, cerca di scacciarle agitando la mano ferita. Prodigio! Immediatamente cessa il sangue, cessa il dolore; l’uomo si toglie la benda; è guarito!

Al Pontefice Urbano VII°, devotissimo della Santa e desideroso di vedere queste api prodigiose, ne fu inviata una entro una piccola urna di cristallo.

Il Pontefice l’ammirò ed esaminò attentamente e, dopo averle posto un sottile filo di seta d’intorno al corpo, lasciò libero l’imenottero, che prendendo le vie dell’aria, fece ritorno alle sue campagne di Cascia, dalla sua cara Santa.

Tra tutti gli animali che convissero con i Santi, le api di s.Rita sono le sole che, durante tutta la sua vita e anche dopo la morte, non hanno mai più abbandonato il proprio Protettore.

Con Lei, gli industriosi insetti hanno condiviso vicende fauste e infauste; sia quando dovette subire con eroica pazienza, le vessazioni del marito, sia quando, reclusasi, per 40 anni, nel Monastero delle Agostiniane, ricevette il divino privilegio della spina che, staccatasi dalla Corona del Crocifisso, andò a configgersi nella sua fronte; e così pure, ogniqualvolta c’era da compiere un ‘impossibile’ oppure perorare una ‘causa disperata’.

Felice Rosetti

Gli animali che vissero con i Santi

Edizioni Porziuncola.

Auguri carissimi a tutte le Rita e AnnaRita che conosco!