Vi scrivo da un mattino.

Nuovo come il primo mattino del mondo. Il quotidiano si offre a portata di sensi e anima, come resistergli? Capita che non mi prenda più il pensiero, il piacere di sostarvi. La quantità di impegni da assolvere riduce la bellezza a uno scenario, lontano. Per colpa mia, non vi ho più accesso.

Oserò andare verso il Dio della mia giovinezza? [Correre il rischio del turbamento, espormi all’emozione devastante, avanzare intrepida.]

Prendere possesso dell’Eden traboccante di dolci frutti da assaporare e, nello stesso tempo, conoscerne la mancanza, riconoscere la povertà necessaria per lasciare la porta aperta a ciò che viene. Voglio attenermi a una linea modesta,a un’intuizione primordiale. Mettiamoci al cospetto di Dio e adoriamoLo. Concentrarmi nuovamente, non su di me, ma sull’intento profondo. Invece di deplorare la mancanza, l’imperfezione, lo scompenso tra appetito e stomaco (hai gli occhi più grandi del ventre), rallegrarmi in segreto del divario.

 Non il pieno presuntuoso e insultante, ma la modestia e la flessibilità dello spazio vuoto che tale rimarrà. Brecce e incrinature.

Non sentiamo forse l’incapacità ad essere vicini come vorremmo a coloro che amiamo più intimamente? Capendo male noi stessi, spesso afferriamo soltanto in momenti di vuoto la ragione per cui l’incontro non avviene o per lo meno la parte migliore ci sfugge.

Occasioni tanto attese che si riducono a un’emozione, senza parole all’altezza. Si resta col peso sul cuore. Si muore col proprio cumulo di segreti. Con il compagno, l’amico, il figlio, il collega, oscurità spesso dolorose, ma senza dubbio feconde.

Rivoltare la situazione? Essere contenti che  sempre la realtà superi la fantasia, che l’esperienza sia più forte del suo resoconto, che lo scambio, trascurando la naturalezza di superficie, avvenga a un livello fuori portata, ma comunque reale.

Condividere il silenzio, segno rivelatore dell’amicizia. Al di là del visibile si tesse tutta una realtà inaccessibile alla nostra emotività esigente e vorace. Come un tunnel, attraverso il quale credere fermamente alla luce promessa. La cruna dell’ago.

Cominciare presuppone umiltà e fiducia.

Coraggio ingenuo, ardito.

Non sarà perfetto, sarà quel che sarà, ma cercherò di fare del mio meglio.

L’alba ha questa verginità delle cose possibili, la passione di ciò che può essere.

Vi scrivo da un mattino.

Di grazia, lasciatemi il mio territorio.

Colette Nys-Mazure

Celebrazione del quotidiano

Editrice Servitium