La libreria di Patrizio oggi apre alle dieci di sera, ma già dalle nove davanti alla sua serranda ci sono decine di persone in fila per entrare.

Hanno in mano dei sacchi a pelo, cuscini, plaid sotto braccio e qualche sdraio; c’è qualcuno che ha portato anche delle abat-jour. Sembrano sfollati da un campeggio e invece sono solo lettori, persone comuni con quel tanto che serve per non farmi sentire strana stare lì con loro, ma straordinarie abbastanza per dar retta a un libraio come Patrizio, che invece proprio normale non è.

Ha organizzato lui questo bivacco notturno tra gli scaffali e l’ha chiamato ‘La notte dei libri viventi’, invitando chiunque avesse voglia di leggere qualche pagina a venire a farlo fuori orario.

La sua sagoma sottile e frenetica si muove tra le persone con premura spontanea: fa il caffè, fornisce prese di corrente a tutti e rivela la password della rete wi-fi a chi è venuto con il proprio computer.

Non c’è una scaletta, si segue l’indole del momento, così la notte passa lenta e condivisa, tra discussioni vivaci sul reale valore letterario dell’ultimo successo di classifica e accorti bisbigli sul capolavoro sconosciuto, rivelato all’orecchio degli amici con la premura di un segreto per pochi.

I lettori più anziani resistono poche ore, ma c’è chi resta fino all’alba, complice il fatto che per tutta la notte continuano ad arrivare persone curiose, compresa una decina di ragazzi che, alle quattro del mattino, è venuta via da un locale evidentemente non così trasgressivo quanto una libreria aperta a quell’ora.

Se uno gli chiedesse cosa significa fare il libraio, Patrizio risponderebbe : ‘Significa vendere l’anima’.

La definizione è di Romano Montroni, un professionista che ha formato a questo mestiere più di seicento librai e inaugurato una cinquantina di librerie in tutta la Penisola.

Montroni probabilmente non conosce Patrizio, ma con quella frase di sicuro pensava a uno come lui, un libraio capace di vendere i libri senza mai dimenticare che in ciascuno di essi si nasconde un’anima che può mandare in risonanza chi lo legge. Anche per questa sua sensibilità a Pisa lo hanno appena eletto libraio dell’anno, ma lui scuote le spalle: ‘Sono solo un book jockey’ mi dice timido, sistemando negli scaffali i testi di narrativa appena arrivati. In realtà non è così semplice capire chi sia uno come Patrizio. Se da un lato è un commerciante che deve stare sul mercato, dall’altro resta un sovversivo vero, uno che vive la sua libreria come un presidio di civiltà e confronto.

I libi gli danno da mangiare, ma per lui non sono merci: sono un arsenale con cui mirare dritto all’intelligenza dei suoi lettori.

‘Un tempo le piazze erano luoghi di ritrovo, i bar funzionavano come centri sociali per gli anziani e, se avevi la passione politica, c’erano le sezioni di partito. Oggi questi luoghi sono scomparsi, la gente esce al centro commerciale, nei bar i pensionati giocano al videopoker e le sezioni di partito non esistono più. Sai quanta gente entra qui solo per scambiare due parole su una cosa che ha letto in un libro?’. Mi basta stare in libreria con lui un paio d’ore per rendermi conto che non esagera: le persone cercano luoghi comunitari, spazi condivisi dove confrontarsi e chi glieli offre diventa un punto di riferimento.

Una volta all’anno Patrizio dà la libreria in mano ai suoi lettori. Tutto lo spazio che c’è – scaffali, vetrina, bancone – diventa materia manipolabile.

I lettori scelgono i loro libri amati, ci infilano dentro una motivazione, per consigliarli e li mettono in evidenza per chi entra a curiosare. Così, per un giorno intero, questo atipico occupy fa saltare fuori dalla polvere vecchi classici dimenticati, libri per ragazzi che ci hanno cambiato la vita a dodici anni e titoli improbabili che non avremmo preso mai in mano, se non ci avessimo trovato dentro una motivazione irresistibile, scritta da un perfetto sconosciuto. Qualche collega non capisce, gli rimprovera che passa più tempo a organizzare attività sociali che a vendere i libri, e che la libreria è un negozio, non un centro sociale. Lui sorride e tira dritto: ha fatto una scelta e non ha nessuna intenzione di tornare indietro. Mentre parliamo entra una signora agitando in mano una pagina strappata. Perentoria la posa sul bancone e dice: ‘Voglio il libro che manca’. Lui non si scompone, tira fuori da un ripiano un romanzo che non ho mai visto, lo apre alla pagina che manca e lo mostra alla signora. Con tutta evidenza è assente proprio la pagina che lei ha in mano. La signora annuisce, paga ed esce sorridente. Davanti alla mia sorpresa, Patrizio spiega serafico: ‘Due giorni fa volevo consigliarle un libro che secondo me era adatto a lei, ma non si fidava. Allora ho strappato una pagina come assaggio e le ho detto: la legga e poi mi dica. E’ tornata’.

Non c’è da stupirsi se gli autori lo adorano, anche se nella libreria di Patrizio non vengono a fare i vip, ma i commessi.  ‘Scrittori socialmente utili’ preferisce chiamarli lui, quando li mette allo scaffale con sadica missione di consigliare a chi entra tutti i libri preferiti, tranne i propri.

I cambiamenti del mercato editoriale non gli fanno paura. E-book, distribuzioni on-line e la profetizzata scomparsa del cartaceo non sembrano essere problemi suoi.

‘Tutto cambia o scompare, tranne le persone – mi dice -.

Dentro un racconto c’è un incontro e finchè hai una relazione da offrire, nessun mutamento può renderti inutile’.

 

E anche oggi un po’ d’anima Patrizio l’ha venduta.

Michela Murgia

Messaggero di s.Antonio

-La libreria a Cagliari è Piazza Repubblica Libri

ed è di Patrizio Zurru e della moglie Daniela Melis –

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