Dopo le parole dell’angelo, l’Ave Maria fa proprie  le parole di Elisabetta ‘colmata di Spirito Santo’ (Lc.1,41). Quello tra Maria ed Elisabetta è il primo dialogo registrato dal Vangelo che abbia per protagonisti solo esseri umani.

Nel Nuovo Testamento profetizzano per prime le donne, le madri, perché sono molto vicine a Dio e alla vita.

Maria ed Elisabetta si sono strette in un abbraccio, e dal cerchio degli affetti, nascono parole buone. Le immagino abbracciate, e sento che Dio entra nelle nostre vite mediato da creature, da dialoghi, da abbracci. Che i nostri legami sono autentico Vangelo, quando siamo consapevoli che Dio è ‘l’Amore in ogni amore’, che amare è amarLo, che quelli sulla terra sono frammento e nostalgia di quel grande abbraccio con cui Dio si stringe in me e con cui mi stringe in sé.

E la prima parola è una benedizione: benedetta tu.

Un tesoro di sapienza in cui riecheggia la prima parola di Dio sull’uomo e sulla donna, ‘Dio li benedisse’ (Gen.1,28): in principio c’è una benedizione mai revocata, irrevocabile; noi siamo benedetti, dal principio benedetti, in ogni debolezza benedetti.

Elisabetta si fa bocca di Dio e rilancia quel giuramento originario. Benedetta tu, perché hai creduto; hai accolto in cuore la Parola, e ne sei divenuta discepola; hai ospitato in grembo il Verbo, gli hai dato carne e sangue, e ne sei divenuta madre e maestra, custode e innamorata.

Benedetta tu, fra le donne.

Elisabetta profetizza una benedizione che si estende sull’umanità intera e come una musica avvolge tutte le madri del mondo: benedetta tu fra le donne che sono tutte benedette.

Nuova Donna, benedizione di Dio per il mondo. Su tutte le donne si estende la benedizione di Elisabetta, su tutte le figlie di Eva, su tutte le madri del mondo, su tutta l’umanità al femminile, su tutti i frammenti di Maria sparsi nel mondo, e che hanno nome ‘donna’, scende questa benedizione.

Essa viene da Dio, come una pura forza di bene che fa fiorire la vita in tutte le sue forme: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi ’ (Gen.1,28b).

Dio benedice accrescendo la vita! Tu sei benedetta fra le donne, santa Maria, perché hai accresciuto la vita. Perché fosti donna umile e povera e insieme libera e coraggiosa. Mite e pura di cuore, e poi gioiosa e danzante sui monti di Giuda.

Assetata di giustizia e piena di misericordia, ma anche affettuosa e ricca di abbracci. Donna di Vangelo e piena di umanità.

Scrive il mistico padre Giovanni Vannucci:

‘A tutti i frammenti, a tutti gli atomi di Maria sparsi nel mondo, e che hanno nome donna, rivolgiamo oggi il saluto di Elisabetta.

Benedetta tu, o donna, che tu sia piena di grazia, che con te sia lo spirito del Signore; che sia benedetto e benefico agli umani il frutto del tuo seno e dell’intera tua vita; che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici, disarmare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre’.

La preghiera dell’Ave, dunque, ci converte il cuore, se da essa impariamo, nei nostri dialoghi quotidiani, a bene-dire, a dire bene, cioè, degli altri; a essere ingenuamente luminosi nel giudizio, nel sorriso, in casa, con chi si ama, con chi è amico. E pensare, e dire con convinzione: tu sei una benedizione, tu sei un regalo del cielo.

In principio, la benedizione.

Non saremo mai felici se non impariamo a benedire. A benedire il Signore, la vita, le creature, il sole e il blu del cielo, fratello fuoco e sorella acqua. Non saremo mai fecondi, se non impariamo a dire all’altro: che tu sia benedetto.

A chi condivide strada e casa, a chi mi porta un mistero o un abbraccio: che tu sia benedetto.

Dio mi benedice con la tua presenza, possa Lui benedirti con la mia presenza.

p. Ermes Ronchi

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