La terza parola dell’angelo contiene il saluto più bello che io conosca:

‘Il Signore è con te’.

Sei riempita di grazia, aveva detto. Ora spiega: sei riempita di Dio.

Prego con queste parole, e con le dita delle parole sfioro, tocco Dio fra gli uomini. E su di esse rimane il profumo della sua presenza.

Le ripeto, e mi mettono davanti a un abbraccio, dentro l’abbraccio tra l’uomo e il suo Dio. Le prego, ed è come togliere i calzari davanti al roveto ardente. Ora l’angelo annuncia il nome di Dio: ‘Io-sono-con-te’.

Tutto il deserto, l’esodo glorioso e pauroso, risuona di una domanda: ‘Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?’ (Esodo  17,7).

Dio stesso risponde a Davide: ‘Sono stato con te dovunque sei andato’ (2Sam.7.9). Sempre, in tutti i passi che hai vissuto, che hai perduto, dietro i tratturi del gregge, nelle stanze dei palazzi, con te, dovunque.

Anche nel sogno dei profeti, il Messia ha questo nome: sarà chiamato Emanuele, Dio con noi (Isaia 7,14). E il salmista si lamenta (Sal.139), ma ne è felice: davanti ti urto, alle spalle mi premi, con la fronte ti tocco, come staccarmi da te? Una solitudine ormai impossibile.

Dio ci circonda e ci stringe a sé.

Noi siamo immersi dentro una corrente di vita, dentro una forza che non verrà meno, un’energia che ci avvolge, e che è sempre disponibile; alla quale possiamo sempre attingere. L’abbraccio di Dio è entrato in ogni mia più piccola fibra. Dentro ogni mia cellula, Dio stringe a sé tutta la mia vita perché neppure un capello del mio capo vada perduto, neppure una lacrima.

L’ultima parola di Gesù ai suoi, lasciando la terra, riprende la parola dell’angelo : ‘Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’ (Mt.28,20). ‘Stare con’ e non serve aggiungere uno scopo ulteriore. Perché stare con l’amico, con la persona amata, è un’esperienza che da sola basta a riscattare i nostri giorni oscuri, a redimere le ore tristi. Eco del libro della Sapienza, di quel dolce oracolo: Dio, dunque, prova gioia a stare con i figli dell’uomo. L’angelo che aveva detto a Maria: ‘Kai-re ,sii felice’, ora raddoppia affermando: ‘Dio prova gioia a stare con te, tu fai felice Dio’.

E rilancia la sublime intuizione del profeta Sofonia quando cantava: ‘Esulterà di gioia per te, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa’ (Sofonia 3,17).

Un Dio che grida all’uomo: tu mi fai felice. Altri profeti avevano narrato il sussurro o il tuono di Dio. Solo il piccolo Sofonia osa raccontare il grido di gioia di Dio. Solo Sofonia e l’angelo di Nazaret, a una ragazza, poco più che bambina, capace di far felice Dio:

il suo cuore è a casa solo accanto al tuo!

L’Ave Maria è composta come una grande pagina rivelativa su Dio e sull’uomo; pregarla è come andare a scuola di fede, a scuola di cristianesimo. Di più, dire l’Ave Maria, equivale a essere coinvolti nella storia sacra. L’annuncio a Maria raggiunge anche noi: ‘Il vostro problema è che siete avvolti da un mare d’amore e non ve ne rendete conto’ (G.Vannucci). Perché Santa Maria è la prima cellula della Chiesa, la sorella che è andata avanti, la prima della lunga carovana, ciò che è accaduto a lei accadrà a ciascuno. Il suo destino anticipa il nostro, in lei è ‘il presente del nostro futuro’, come dice Tommaso d’Aquino della speranza.

Prego l’Ave Maria e sento che si incide sempre più a fondo, in me, il nome bello di Dio ­: ‘Io-sono-con-te’. Prego e si incidono dentro parole di gioia e di passione : ‘Dovunque tu andrai, in tutti i passi che farai, quando cadrai e ti farai male, quando ti rialzerai e sorriderai di nuovo, io sarò con te’, dice il Signore. E’ con te Colui che non manda via nessuno, Colui che mai abbandona, Colui che prova gioia a stare con te. E’ con te, vicino come il cuore, vicino come il respiro. Lui come tuo centro, e tu come suo centro. Tutti i giorni fino al consumarsi del mondo.

p. Ermes Ronchi