S. Germano, passionista, direttore spirituale e primo biografo di S. Gemma Galgani (1878-1903), scrivendo delle virtù eroiche della Santa e, segnatamente, della sua profonda umiltà, narra come ella sempre si sottrasse abilmente all’ammirazione di coloro che desideravano conoscerla. Quando poi ne era costretta dall’obbedienza ai superiori, anche allora studiava stratagemmi e astuzie per passare da stolta e scimunita.

‘Così fra le altre – scrive p.Germano- ricordo che una volta, trovandomi in quella casa, si presentò un rispettabile prelato che desiderava vedere Gemma. Questa, non potendosi schermire, appena si sentì chiamata, corse a prendere un grosso gatto di casa e, mostrando di divertirsi con quello, e facendogli carezze e moine infantili (il che, notisi, non aveva mai fatto in vita sua), si presentò a quel signore. Il giuoco le riuscì bene, poiché quegli stringendosi nelle spalle, la disprezzò.

E Gemma, lieta di aver raggiunto l’intento, senza neppure fare ossequio all’importuno visitatore, saltellando, e col suo gatto in braccio, gli si tolse dinanzi’.

L’illustre visitatore – per l’esattezza storica- era il dott. Phaner, inviato da Mons. Giovanni Volpi, perché verificasse l’autenticità dei carismi straordinari di Gemma.

A preannunziarle, poi, tale visita fu l’Angelo Custode, che le suggerì anche l’artificio da usare.

Gemma, rimasta avvolta dalla sua nobile e abituale veste di soave umiltà, si rallegrò anche con il bel gattone, ringraziandolo di vero cuore del suo ‘ben servito’.

Felice Rossetti

Gli animali che vissero con i santi

Edizioni Porziuncola