In queste nostre ‘note di preghiera’, lungo quest’anno cercheremo di fissare, mente e cuore su una preghiera che tutti sappiamo da sempre, che fa parte delle nostre prime parole cristiane: l’Ave Maria.

Questa è, senza dubbio, la preghiera mariana che si innalza più spesso, nella solitudine del dolore, nei giorni di festa, nelle case e nelle chiese; è l’orazione più amata e conosciuta, quella che sale spontaneamente alle labbra, la più facile.

E le ragioni sono molte. Ispirata da Dio nella sua prima parte, composta di sole parole bibliche, nata dalle speranze e dalle paure dell’uomo nella seconda parte, essa ci fa respirare con i due polmoni di ogni preghiera: la lode e la supplica.

La parte della lode, la più antica, proviene direttamente dal vangelo di Luca, dalle parole che Dio ha messo in bocca a un angelo e a una donna: a Gabriele nel giorno dell’annunciazione, quando Maria stupefatta, accolse Dio in sé; e a Elisabetta, nel giorno della visita felice, quando iniziò a cantare e danzare il suo magnificat.

La parte biblica dell’Ave Maria offre il riassunto veloce ma vigoroso di tutta la storia della ragazza di Nazaret, di ciò che lei è stata ed è davanti a Dio (sii felice:sei riempita di grazia, Dio è con te) e davanti all’umanità (benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo).

La parte della supplica, la seconda, si è formata lentamente lungo i secoli (fu definita in questa forma solo nel 1500), prendendo pensieri di fede antichi (durante il concilio di Efeso nel 431 d.C. Maria è proclamata madre di Dio), raccogliendo il nostro bisogno di una presenza amica e forte nel cammino di ogni giorno (prega per noi adesso), fino all’ultimo passo (nell’ora della nostra morte), quando passeremo non da vita a morte, ma da vita a vita.

Prega per noi, così, senza una richiesta specifica, senza domande, preghiera assoluta e pura: che Dio si chini su di noi, che intrecci il suo respiro con il nostro respiro. Tanto basterà a ogni attesa.

L’Ave Maria è quindi una preghiera nata da Dio e dall’uomo, composta da parole discese dal cielo e da parole salite dalla terra.

Che ci prendono per mano e ci accompagnano dentro la storia sacra, storia di Maria e nostra, perché tutti siamo chiamati a diventare ‘madri di Dio’, un Dio che ha sempre bisogno di incarnarsi nella storia grande del mondo e nella piccola cronaca dei nostri giorni, che deve sempre venire al mondo.

Scrive il mistico Angelo Silesio: ‘Se anche Cristo fosse nato mille volte in Betlemme, ma non nasce in te, allora è nato invano’.

Come Maria, anche noi dobbiamo accogliere Dio in noi, farGli spazio, offrirGli tempo e cuore, aiutarLo a incarnarsi, a essere presente, vivo, importante nella nostra casa, nel nostro paese, nella nostra anima. Perché il mondo intero è una immensa Betlemme.

L’Ave Maria è per vivere, come Maria, le nostre annunciazioni quotidiane; a ogni nuovo mattino che ci è offerto Dio pronuncia per noi la prima di tutte le Sue parole: sii lieto. Ogni giorno manda angeli (tra questi sono le persone che riempiranno oggi la nostra giornata) perché annuncino che l’impossibile è diventato possibile, in ogni vita (non temere, niente è impossibile a Dio).

Noi preghiamo l’Ave Maria non tanto per ottenere delle cose, quanto per essere trasformati. Si prega non per ricevere ma per venire cambiati in profondità. Pregare trasforma. Uno diventa ciò che prega, ciò che contempla con gli occhi del cuore.

Si prega non per aggrapparci, ma per stupirci; non solo per afferrarci quando non ce la facciamo, ma ancor più per stupirci di Dio e dell’umanità, incantati da un Dio che viene in una Donna, viene come un bambino, carne della nostra carne, riempie la vita di vita, Lui che inonda di vita anche le vie della morte.

p. Ermes Ronchi

Il Messaggero di s.Antonio