Il nostro termine ‘paradiso’ ingloba ormai tutti i significati dell’ ‘utopia’.

Secondo la fede cristiana, designa non un luogo ma un avvenire oltre la morte o, più precisamente, oltre la resurrezione. Infatti il ‘diamante’ della speranza nata dai Vangeli non è che gli uomini sono immortali. Ma che i defunti, al richiamo di Dio che li prende per mano, escono dall’abisso nero della morte. Entrano allora in una seconda vita, questa volta eterna ma che si svolge in condizioni che ancora non riusciamo a figurarci. Allontanandosi dalla tentazione del meraviglioso, il credente di oggi deve accettare il vuoto delle rappresentazioni relative all’aldilà.

Perdita grave, certamente, ma compensata dalla speranza ‘utopica’ di una realizzazione delle ‘beatitudini’ nel mondo a venire. Queste ‘beatitudini’ sono in effetti ‘utopie’ come il paradiso stesso ed esiste uno stretto legame tra le une e le altre. Il volto nascosto del mondo sarà quello in cui la profezia di Gesù diverrà realtà : coloro che piangono saranno consolati ; coloro che hanno fame e sete di giustizia saranno saziati; i misericordiosi otterranno misericordia, e così via (Matteo 5, Luca 6).

Il paradiso sarà l’attualizzazione di quei sogni folli senza la cui presenza la vita sulla terra diventa un inferno.

Alla domanda ‘Che cosa resta del paradiso?’ la fede cristiana continua a rispondere: grazia alla resurrezione del Salvatore, un giorno ci daremo tutti la mano e i nostri occhi vedranno la felicità.

Jean Delumeau

Quel che resta del paradiso