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‘Sofferenze che vanno

che vengono e ti sporcano.

E intanto ti maturano, ti portano al punto…’

La voce sempre udita di donna

che fu di mia madre, ed ora è la sua, la voce

sacrificale che scioglie il nodo

amoroso e doloroso di ogni esistenza, si stacca

da qualche scambio di parole avuto

con molti intercalari, opaco, nella caverna dell’anno

non in primavera, nei vapori della sua nascita.

Voce afona spogliata della gorga

di lei che provvisoria

l’improntò della sua pena

e la chiuse nella stretta

di timidezza e d’ansia

del diverbio in cucina, della preghiera sulle scale, anonima,

affaticata dal mare del mutamento e ferma

che trapana, rifonde dal principio ogni sostanza,

la città nella pietra, la storia nei suoi eventi.

‘Tu che vanti la conoscenza del mare e non ce l’hai’

m’avvisa un grido inutilmente burbero

evocando cera nelle orecchie, corpi legati all’albero

‘non ignorarne la dolcezza, non tradire nessuna memoria,

ma prosegui il tuo viaggio. Fa’ la tua parte. E che sia giusta’.

Mario Luzi

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