L’empatia è alla velocità del lampo, sentire ciò che sente l’altro e sapere che non si sbaglia, come se il cuore balzasse nel petto dell’altro.

E’ un’antenna dentro di noi che ci fa toccare ciò che vive: foglia d’albero o essere umano. Non è attraverso il tatto che si sente meglio , ma attraverso il cuore. Non sono i botanici che conoscono meglio i fiori, né sono gli psicologi quelli che capiscono più le anime: è il cuore.

Il cuore è uno strumento ottico molto più potente dei telescopi della Nasa.

E’ l’organo della conoscenza più potente, ed è una conoscenza che si attua senza alcuna premeditazione, come se non fossimo più noi a fare attenzione all’altro, come se non restassero che un’attenzione pura e una benevolenza basata sulla conoscenza della nostra comune mortalità.

Cosa del resto molto curiosa, perché chi siamo in quei momenti?

Qualunque saggezza entri nella costrizione di un  metodo è superata dal cuore. Questo momento che fulmina ogni corazza dell’identità, che salta al di sopra dell’abisso che mi separa dall’altro è intuito sin nei minimi battiti, getta la più grande luce possibile sull’altro.

Nell’empatia, ci si può prendere cura dell’altro come nemmeno lui stesso farebbe nei propri confronti, con un’attenzione che è tesa come un raggio di luce, ma senza alcuna influenza psichica su di lui.

E’ la duplice arte della maggiore vicinanza possibile

e della sacra distanza.

Christian Bobin

– La luce del mondo –