Mi chiamo Angelo, ho nove anni. La mia casa è a Bologna ma io non ci abito, ci abitano i miei genitori e mia sorella grande. Io vivo nella camera 15 del piano terra, che è meglio il piano terra così si può uscire qualche volta in giardino, è più facile. I miei genitori vengono tutti i giorni, papà prima di entrare al lavoro e quando esce, mamma invece resta il pomeriggio e qualche volta penso che dorma qui perché la sento ancora quando mi addormento, però poi la mattina non la trovo più. Io non posso tanto uscire perché devo fare le trasfusioni e le cure che mi fanno bruciare il sangue cattivo, ho sempre un tubo che mi entra nel braccio e qualche volta dei cerotti sul collo che fanno sentire freddo. Tutti quelli che entrano nella mia stanza devono mettersi un vestito verde e dei calzini di plastica, a volte bianchi e a volte verdi, perché ha detto l’infermiera Clara che sui vestiti  e sulle scarpe stanno attaccate le malattie ed è meglio se io non mi ammalo. Cioè se non mi ammalo di un’altra malattia, perché una, la mia, ce l’ho già.

E’ tanto tempo che ce l’ho, forse ci sono nato, non mi ricordo se prima non ce l’avevo. Mamma dice che sono nato così però io prima andavo a scuola e ora non ci vado più , è una malattia che quando cresci non ti fa andare più a scuola. Anche mia mamma porta i calzini di plastica, comunque.

Il mio dottore si chiama Andrea, è più vecchio di papà e anche più alto, ma non è proprio vecchio come i nonni. E’ medio. E’ molto simpatico, una volta mi ha chiesto di insegnargli il mio gioco preferito alla Play e siamo rimasti a giocare un sacco di tempo, lui ha imparato abbastanza e da quella volta ogni giorno giochiamo un po’. Non solo al mio gioco preferito, che si spara lui dice che  non è bravo abbastanza a sparare così in fretta. Giochiamo a quello della città, che si deve mettere la scuola e piantare gli alberi del giardino e poi vedere la gente cosa fa. Quello a Andrea gli piace troppo. Io però quando esce ricomincio con I cavalieri dell’Impresa perché sono al terzo livello e lo devo assolutamente superare. Un giorno è tornato indietro e mi ha beccato che avevo cambiato gioco e mi ha chiesto cosa stai facendo io gli ho detto niente, sono morto sei volte e devo ripartire daccapo. Allora lui si è messo a ridere, ha voluto vedere, poi si è seduto accanto al letto. E’ stata quella volta che mi ha detto che mi dovevo preparare ad andare in un altro posto, fra un po’ di tempo, e che lui non sarebbe potuto venire. Ho messo in pausa e gli ho domandato che posto, lui ha detto un posto più bello di questo dove non sei costretto a stare a letto. Quindi posso tornare a casa? No, è un posto diverso da casa. E papà e mamma e mia sorella possono venire a stare con me? Non penso proprio, no, mi ha detto Andrea, loro non possono venire. Devi andare tu da solo. Ma io da solo non ho il permesso di andare da nessuna parte, gli ho detto, non vedi che sono troppo piccolo, non mi lasciano. E poi come faccio ad andare da solo in un posto che non so dov’è?

Lui non ha detto niente, che era strano perché Andrea dice sempre qualcosa, si è messo a guardare il giardino e mi sembrava fosse più vecchio. Ho guardato la mia Play e gli ho detto, allora: Andrea, ma in questo posto la Play la posso portare? Deve essere stata una cosa a cui non aveva pensato perché mi ha guardato come uno che non ha capito poi si è rimesso a ridere e mi ha detto: certo, la Play la puoi portare dappertutto.

E’ passato un sacco di tempo, dopo, è venuto il caldo dell’estate e nel mio gioco avevo superato il quarto livello e anche il quinto, era finito cioè, e un po’ mi annoiavo. L’aggiornamento, mi ha detto mamma, deve ancora uscire. Appena esce te lo compro.

Quel giorno quando è arrivato Andrea gli ho chiesto scusa, Andrea, nel posto dove dovrei andare da solo con la Play come faccio a trovare gli aggiornamenti? Chi me li porta? Lui mi ha detto una cosa pazzesca, quella volta: mi ha detto che in questo posto ci sono tutti gli aggiornamenti anche quelli che qui  non sono nel negozio anche quelli che devono ancora essere inventati. E’ il posto dove creano tutti gli aggiornamenti della Play, li inventano lì e vanno automaticamente sui computer dei bambini senza nemmeno doverli comprare. Quando l’ho detto a papà lui si è messo a piangere dalla felicità. Papà non piange mai, solo il giorno che sono nato mi ha detto mamma, però quella notizia degli aggiornamenti che arrivano da soli nel computer è stata così bella che dev’essere stato quasi come il giorno che sono nato, penso.

Oggi sono stanco, non mi va tanto di giocare. Non mi va nemmeno tanto di parlare. Però questa cosa la voglio scrivere, così quando viene mamma se non sono troppo stanco per raccontargliela gliela faccio leggere qui.

Oggi Andrea quando  è arrivato ha detto come al solito: come va, campione?, poi ha guardato i numeri sul foglio, mi ha toccato il collo sotto l’orecchio si è messo a sedere e mi ha detto ancora : Come va, non giochiamo? Sono stanco, non mi va di giocare. Va bene, parliamo un po’ allora, ma è rimasto in silenzio. Io stavo pensando che nel posto dove andrò anche se avrò tutti gli aggiornamenti nel computer ma sarò così stanco non mi serviranno a niente, i giochi. Che è bruttissimo avere tutti i giochi della Play del  mondo e non aver voglia di giocare allora gli ho detto: perché non ho voglia di giocare secondo te? Andrea mi ha spiegato che non devo preoccuparmi, è normale, succede sempre così prima di partire, uno deve mettere da parte tutte le forze per il viaggio il suo corpo lo sa e si organizza, mette tutte le forza da parte, capito? Poi quando il viaggio è cominciato la stanchezza non si sente più. Io mi sono un po’ spaventato perché non mi va tanto di partire da solo, e poi perché non sono sicuro di non essere più stanco quando arrivo. E se quando arrivo sono stanchissimo e non posso nemmeno aprire la Play? C’è una soluzione, mi ha detto Andrea, in quel caso il protagonista del videogioco puoi essere tu. Come io? Come faccio? E’ un segreto – mi ha detto all’orecchio- quando i bambini che arrivano sono stanchi, solo in quel caso gli inventori dei videogiochi ti fanno provare una cosa che nessuno al mondo sa che si possa fare. Ti fanno entrare nel gioco e puoi combattere  tu direttamente , senza bisogno della Play. Cioè vuoi dire che posso entrare nel mondo del gioco posso saltare i fiumi, camminare sulle pareti, volare? Sì, puoi. Quando è uscito mi sono messo a pensare a quello che avrei fatto, che nei Cavalieri non mi riusciva mai: pazzesco, mamma. Poi ho chiuso gli occhi e mi devo essere addormentato, perché ho conquistato il regno di Ther in un secondo e con tutti i Cavalieri dell’Impresa abbiamo cavalcato sulla pianura delle ombre, siamo arrivati fino alla sorgente della Luce e abbiamo preso la pietra. Così tutto d’un fiato, era facilissimo e non sono morto mai.

Concita de Gregorio

Così è la vita