n giorno rientrando per il pranzo, trovai nel giardino due pecore o almeno così pensai.

I bambini, soprattutto i più piccoli, erano entusiasti e dopo una breve conoscenza, non esitarono a passare le giornate a giocare con loro, cavalcandole e rovinandole di coccole.

Intanto si avvicinava il momento della Pasqua e del battesimo dei fratellini. Con il benestare del loro padre, decidemmo di far loro il dono del battesimo e anche quella fu un’occasione di stupore.

Secondo il loro kanun, praticamente un codice di diritti comportamentali ( per certi versi oserei dire, tribale )scoprii che una delle loro credenze era che il padrino e la madrina dei bambini battezzati, sarebbe diventato  parente di sangue con le conseguenti implicazioni riguardo a possibili matrimoni futuri.

Una cosa da non credere, anche perché qualcuno si sottrasse a tale impegno proprio per le conseguenze che avrebbe portato riguardo a questo vincolo ‘di sangue’.

La cosa più incredibile comunque, fu che il sacerdote cristiano cattolico, non osava contraddirli, amministrando così un sacramento insieme alle loro convinzioni, insisto, tribali.

Furono molti i momenti in cui mi convinsi di non avere lo spirito missionario, la fede e la pazienza di chi sa di dover aspettare molto in attesa del tempo giusto per permettere un cambiamento qualsiasi, prima nella mentalità e poi nella pratica.

Io non potevo sopportare l’idea di entrare in una casa e vedere bambini violati e indifesi senza poterli difendere, senza alcuna associazione a cui poter rivendicare assistenza e così per ogni altra forma di degrado o necessità per consentire una parvenza di vita dignitosa a chi nemmeno lontanamente poteva sognarla.

Come per i ‘nostri bambini’, che non esistevano nemmeno per lo stato e quindi – a prescindere dal fatto che avessero ancora i genitori – non potevano nemmeno essere adottati o presi in affido.

Moltissimi bambini infatti, non risultavano registrati all’anagrafe, pur magari frequentando le scuole.

Al mio ritorno in Italia ricordo di aver scritto all’Unicef, molto presente sul territorio, perché insieme alle molte cose buone che compiono, potessero in qualche modo sollecitare leggi o associazioni capaci di fronteggiare situazioni limite.

Mi risposero che proprio in Kosovo, se possibile, la situazione dei bambini, dopo la guerra, era peggiorata.

Proprio per questa mancanza di registrazione all’anagrafe, questi bambini ‘inesistenti’ erano spesso vittime di contrabbando per prostituzione o commercio di organi.

No, io non avrei mai potuto assistere in silenzio a questi lentissimi processi di civilizzazione, accontentandomi di andare a letto la sera dopo aver visto ogni sorta di situazione, pregando perché qualcosa potesse cambiare.

Credo profondamente nel valore della preghiera ma non ero in grado di conciliarlo con la quotidiana visione impotente di numerose e indicibili tragedie umane.

 

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Venne infine il tempo della Pasqua.

Il cuoco prescelto per il pranzo pasquale, ci chiese se avremmo gradito l’agnello e al nostro comune assenso . .. vennero sacrificate le due pecore! Una delle nostre interpreti provvide all’esecuzione, strappando loro il cuore con le mani nude. Era abituata a questo genere di ‘lavoro’!

 

 

 

 

 

Da quel giorno, ogni volta che in auto con i bambini si passava davanti a qualche macelleria, iniziavano a strillare gesticolando per mostrarci qualche animale scuoiato appeso e ripetevano il nome della ‘pecora’ nella loro lingua, seguito dal gesto della decapitazione al collo.

Se avessimo saputo prima, credo che nessuno avrebbe detto di gradire l’agnello per Pasqua!