rima della partenza per il Kosovo, nella comunità presso cui feci un’esperienza di vita e che accoglieva la gente di strada e tutti i cosiddetti ‘ultimi’, veniva ripetuta spesso la frase ‘la misura della carità, la decidono gli altri’, la decidono i poveri.

Benché fossi d’accordo sulla portata del valore in sè, tuttavia mi dissociavo nell’essenza di quella formulazione, sostenendo che la misura della carità la decidevo io, sulla base della disponibilità di tempo, mezzi ed energie che io avrei deciso di dedicarvi.

E sempre mi scontravo con la fermezza di qualcuno che ribadiva il concetto espresso esattamente in quei termini.

Non capivo proprio.

Anni prima ero stata vittima di un duplice incidente stradale mortale e diciamo che ero sopravvissuta, anche se avevo dovuto subire vari interventi in pochi anni e in tutto tre anni di riabilitazione per tornare ad essere autonoma. Per cinque anni i miei mi proibirono di guidare e solo in Kosovo, dopo cinque (lunghissimi per me) anni, finalmente ebbi di nuovo in mano un’auto.

Un giorno, con una Panda 4×4 risalii un torrente prosciugato insieme a una salita praticamente verticale per brevi tratti e solo al ritorno, la mia interprete ammirata, mi disse che sino ad allora nessuno dei ragazzi (maschi) nemmeno con la jeep, c’era mai riuscito.

Lo ritenni il mio battesimo del pilota rinato.

Insieme a molto altro che si rimise in cammino.

Ogni limite può essere superato, ma non potrai mai saperlo fino a quando ti fermerai a guardarlo senza avere il coraggio di passarvi in mezzo!

Da quel momento, superai molte altre prove di fronte alle quali, in passato, mi sarei fermata impotente

Un giorno andammo a visitare una famiglia composta di soli fratelli, davvero insolita. Tutti poliomielitici, senza gambe. Praticamente solo mezzi busti e tutti che si muovevano trascinando il corpo sugli avambracci.

Quattro fratelli che vivevano insieme e tutti così.

Se non li avessi visti con i miei occhi, forse non avrei mai creduto.

Tutti felici e grati, sorridenti al nostro arrivo.

La malattia li aveva privati degli arti e di molte altre cose, ma non della vita che era in loro. E questo era un motivo per essere grati.

La vita, la possibilità di esserci, il dono di esistere impresso nei loro sorrisi.