n quelle terre, ogni famiglia aveva almeno un familiare rapito, ucciso, stuprato, torturato davanti ai propri occhi. Pochissimi i risparmiati, riusciti a fuggire in tempo.

Quindi ogni visita, richiedeva almeno un racconto di strazio e dolori umanamente inaccettabili a cui ognuno aveva reagito in qualche modo. Pochi con la fede, molti cercando di sopravvivere loro, molti senza mai riuscirci.

Un pomeriggio andammo a trovare un uomo che abitava in cima a una collina con i soli figli piccoli rimasti. Ne aveva parecchi e alcuni mutilati, perché giocando nei campi accanto erano saltati sulle mine, i famosi pappagalli verdi di cui scrisse Gino Strada nel suo libro, le mine costruite appositamente per eliminare i bambini, mine a forma di giocattolo, di pappagalli verdi appunto, così i bambini ignari raccogliendoli, sarebbero saltati insieme a loro.

Questo accadde a qualcuno dei figli di quest’uomo poverissimo, che viveva in quella casa sperduta. Quando passammo a lasciargli qualcosa per consentirgli di vivere e sfamare i propri figli, colmo di gratitudine e privo di qualsiasi cosa per poter contraccambiare dimostrando il proprio affetto, ci regalò un uovo, togliendolo alla mensa dei suoi figli.

Un uovo, con gli occhi buoni, colmi di lacrime.

Un uovo grande come il cuore del mondo.

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Per la cronaca l’inventore dei ‘pappagalli verdi’ è  un signore bresciano, il brevetto venne in seguito acquistato da un altro paese.

Il demerito e la vergogna, insomma, sono comunque nostri.