Non fate della casa del Padre mio un mercato! Del tempio di Gerusalemme, di ogni chiesa, ma soprattutto del cuore.

A ogni credente Gesù ripete il Suo monito: non fare mercato della fede.

Non adottare con Dio la legge scadente della compravendita di favori, dove tu dai qualcosa a Dio (una Messa, un’offerta, una candela…) perché Lui dia qualcosa a te.

Se facciamo così, se crediamo di coinvolgere Dio in questo giuoco mercantile, siamo solo dei cambiamonete, e Gesù rovescia il nostro tavolo:

 Dio non si compra ed è di tutti.

Non si compra neanche a prezzo della moneta più pura.

Noi siamo salvi perché riceviamo.

Casa di Dio è l’uomo: non fare mercato della vita!

Non immiserirla alle leggi dell’economia e del denaro.

Non vendere dignità e libertà in cambio di cose, non sacrificare la tua famiglia sull’altare di mammona, non sprecare il cuore riducendo i suoi sogni a oro e argento.

 La triste evidenza che oggi determina il bene e il male, la nuova etica sostiene:

più denaro è bene, meno denaro è male.

Sotto questa mannaia stolta passano le scelte, politiche o individuali.

Ma «l’esistenza non è questione di affari.

È solo danza, che nasce dal traboccare dell’energia» (Osho).

Non fare mercato del cuore! Non sottometterlo alla legge del più ricco, né ad altre leggi: quella del più forte, o del più astuto, o del più violento.

Leggi sbagliate che stanno dentro la vita come le pecore e i buoi dentro il tempio di Gerusalemme: la sporcano, la profanano.

Fuori devono stare, fuori dalla casa di Dio, che è l’uomo.

p. Ermes Ronchi