inalmente al campo.

Due strutture lunghe che si guardavano e in mezzo una striscia di verde, la prima, la più vicina a noi aveva accanto un pannello coloratissimo, da cui emergevano figure e frasi che cercai subito di leggere, ma non riuscii perché il ragazzo che mi soccorse con i bagagli mi pose subito una domanda che non era certo convenevoli:

 

–   Secondo te . . . è meglio vivere o morire?

 

Non potei esimermi dal chiedermi perché proprio a me quella domanda.

Sì, perché la mia conversione o meglio l’inizio della mia conversione, nacque proprio in seguito a quella domanda che nella mia giovinezza mi spingeva a scegliere la seconda opzione, ma non senza prima accertarmi, per quanto fosse possibile giungere a una conclusione, se esistesse o meno questa eternità, questo Dio.

Perché se per sottrarsi a una vita insostenibile su questa terra significava portarne lo stesso peso per tutta l’eternità … allora non ne valeva la pena e proprio per questo, era bene chiarire.

 

Lo guardai perplessa, sorpresa, ammutolita e lui mi venne subito in aiuto.

–   Sto per compiere 18 anni e mio padre vuole portarmi in Albania per cercarmi una moglie, che dovrà occuparsi anche dei miei fratelli, di cui due sono matti e devo andare in Albania, perché qui ci conoscono e nessuno mi sposerebbe.

 

 

 

Voi avete tutto, ogni comodità e possibilità di scelta e siete sempre scontenti e venite qui a cercare un senso alla vostra vita e non siete mai soddisfatti.

Noi non possiamo nemmeno scegliere.

Dimmelo tu allora se è meglio vivere o morire.