ai il passaporto valido ?

– .. ?.. Sì.

– Bene, preparati che domani mattina alle 5 vai in Kosovo.

Alle 4 del giorno successivo incrociai nel corridoio M. che era passato a prendermi, partenza anticipata.

Andammo a Fiumicino in silenzio, un viaggio fatto di poche parole e molti silenzi, qualche accenno per fare conoscenza, ma ognuno  assorto nei propri pensieri, nel proprio destino, nella propria ricerca del senso di sé e di quanto ci accade. . . un sonno davvero leggero che si ostinava a restare solo per ricordarci che era davvero ancora troppo presto per pensare di dire qualcosa.

O almeno questo era quello che pensavo io.

All’aeroporto, ancora incerta di quanto stessi vivendo, rifiutai la colazione al bar con il sacerdote e un altro ragazzo al quale era toccato in sorte il mio stesso viaggio, armeggiai con il cellulare,anche se ce li avevano già fatti spegnere, in cerca di qualche giochino solo per non restare sola e nullafacente …. Nemmeno il tempo di realizzare che si era acceso che squillò, una telefonata inaspettata e con un tempismo sospetto . . . l’unica persona che avrebbe potuto trattenermi da quel viaggio (che avrebbe portato molte conseguenze nella mia vita  e in quella di tutti quelli che in qualche modo ne facevano parte), non l’aveva mai fatto, chiamarmi di mattina e per primo , solo una frase :

–   Torna a casa.

Il mio mondo vacillò, mi girai in cerca di un aiuto che non poteva esserci e incrociai lo sguardo del sacerdote che nel frattempo era tornato e capì, capì e mi disse – Passamelo!

Lui non volle parlargli, voleva che decidessi.

Un lungo silenzio e un breve saluto.

Parto.

Decisi di fare quell’esperienza, ‘per tornare c’è sempre tempo intanto vado’ … non sapevo che quella che sarebbe tornata non era e non avrebbe mai più potuto essere la persona che era partita.