Gesù sta davanti al tribunale. Coloro  che lo accusano sono dei bugiardi.

Il giudice è un uomo senza nerbo. Il processo calpesta ogni diritto. Da questo tribunale il Signore viene riconosciuto colpevole di un pesante delitto. La pena è altrettanto infame e terribile. E Gesù sa di aver sempre agito lealmente. Quanto ha amato il popolo e si è consumato per la sua salvezza! Perciò la tremenda ingiustizia e leggerezza di questo giudizio deve sconvolgere il cuore del Signore fin nell’intimo. Come si ribellerebbe il mio senso di giustizia, se qualcuno mi volesse infliggere una pena ingiusta! Come mi ribello  a una sventura, quando penso di non averla meritata! E io so di quante colpe mi sono già reso responsabile! Quanto allora la meschina commedia del tribunale deve colpire il Signore fin nel profondo! Egli tuttavia tace. Accetta il giudizio, liberamente, poiché la divina volontà del Padre è che ciò avvenga a nostra salvezza.

Ma tutto ciò che ora segue è totalmente immerso nella dura amarezza d’essere cosa ingiusta e immeritata.

Signore,

Tu mi hai preceduto e mi hai aperto la strada.

Adesso insegnami a seguirTi, quando verrà la mia ora.

Se dovessi ricevere degli ordini o un biasimo in tono duro,

mostrami ciò che è giusto e insegnami

a dimenticare quanto vi è d’ingiusto.

Se un dovere mi sembrerà insopportabile,

voglio allora riconoscere in esso

la volontà del Padre e ubbidire.

Capiteranno  sofferenze

e penserò che non siano meritate:

insegna tu al mio cuore

a conformarsi alla volontà del Padre mio,

come hai fatto Tu.

E quando mi colpisse un’aperta ingiustizia,

allora la Tua grazia deve aiutarmi

anche a tacere del tutto

e ad affidare al Padre la mia giustificazione.

Romano Guardini