Il IV comandamento spiega l’importanza di rispettare i genitori, soprattutto se anziani.

 

«Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà» (Dt 5, 16).

Così il libro del Deuteronomio riporta il quarto comandamento. Il credente viene esortato a “onorare” il padre e la madre e, come ricompensa, avrà lunga vita e felicità. È un comando bello; si potrebbe dire, persino conveniente, sia per i figli che per i genitori. Eppure è spesso disatteso.

Oggi, infatti, non è che sia normale vedere onorati come si deve il padre e la madre. I vincoli di sangue non sempre aiutano. Quante volte infatti dobbiamo assistere a storie raccapriccianti tra figli e genitori! C’è un generale abbassamento della soglia morale, e anche culturale: non scandalizza più il fatto che i figli abbandonino i genitori anziani nelle case di cura o, come sono chiamate, di riposo.

Ma che società è quella dove uomini e donne che hanno dato la vita (nel senso vero del termine) debbono poi vivere i loro ultimi anni, abbandonati? Mentre con i progressi della medicina e una sanità migliore si allunga la vita, dall’altra a chi vive di più vengono sottratti l’amore, la compagnia, la felicità.

Rischiamo di prepararci un futuro di tristezza.

Non dovremmo avere paura della solitudine almeno quanta ne abbiamo per il nucleare? Non possiamo costruire un futuro di tristezza e di amara solitudine! Per questo – tra le altre cose necessarie per costruire un futuro migliore per il paese – è necessario riscoprire l’importanza del quarto comandamento.

La Bibbia e la lunga tradizione della Chiesa ci aiutano a capire. Spesso i genitori, quando sono giovani, ricordano il quarto comandamento ai loro figli piccoli, pretendendo da loro obbedienza. E, in genere, fanno bene! Ma non debbono però dimenticarlo quando, divenuti adulti, hanno i loro papà e le loro mamme ormai anziani e li abbandonano fuori di casa. Dobbiamo certo ricordare quanto scrive l’apostolo Paolo ai ragazzi della comunità di Efeso:

«Figli, obbedite ai genitori nel Signore, perché questo è giusto»

(Efesini 6,1).

Ma l’apostolo poi aggiunge subito: «E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore». C’è bisogno di trascorrere più tempo in famiglia, cercando di aiutarsi gli uni gli altri.

Ma c’è un insegnamento che deve tornare in primo piano.

È scritto nel Siracide: «Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia… Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore» (3,12- 13).

L’autore sacro annette a questo modo di “onorare” il padre e la madre un valore salvifico: «L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata (da Dio), otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa» (3,14). Onorare il padre e la madre fanno guadagnare il paradiso, si potrebbe dire. Ma non onorarli significa preparare l’inferno, anche per se’ e già da questa terra.

Chi abbandona i propri genitori anziani insegna ai figli a comportarsi allo stesso modo verso di sé. È urgente riscoprire il quarto comandamento. E per farlo c’è bisogno di uno scatto d’ amore, e anche di intelligenza. Sarà migliore il futuro per tutti.

+Vincenzo Paglia

vescovo di Terni