Come fanno a cantare se non sentono?’, domanda Bernardo, davanti allo spettacolo mozzafiato delle Mani Bianche, i bambini che non possono sentire con le orecchie né cantare con la voce e lo fanno con le mani. Mani inguantate di bianco che si muovono nell’aria disegnando la musica, ‘mostrandoci la musica com’è’ dice Giovanna Marini che con profilo di airone guarda dall’alto della sua statura e dei suoi sessant’anni di canto e si commuove.

‘Eh, mamma? Come fanno a fare un coro e a suonare i violini e i violoncelli tutti insieme se sentono solo silenzio?’. Non lo so come fanno. Mi hanno spiegato che avvertono la vibrazione della musica nel diaframma, un po’ più su della pancia. Un movimento segreto e remoto, qualcosa come  ali di farfalla che si colorano di colori diversi secondo l’intensità e la natura del suono.

I colori della musica. Tutti potremmo sentirli, ma siccome noi usiamo le orecchie, che è più semplice, non abbiamo mai imparato a sentire col resto del corpo. Nessuno ce lo ha mai insegnato, non serviva.

A loro invece lo hanno insegnato, e guarda che meraviglia.

Ce ne siamo tutti innamorati, abbiamo imparato a cantare con loro, abbiamo assistito alle lezioni, abbiamo capito.

Basta guardarli per sapere che non hanno qualcosa di meno ma certamente qualcosa di più. Che quel che gli manca è diventato la loro ricchezza.

Che l’assenza è davvero una più acuta presenza.

Vale per la voce, per l’udito. Vale per le persone che c’erano e non ci sono più. Vale per noi che non smettiamo un momento di cercare ciò che non c’è. Di desiderare quello che manca.

Così è la vita -Imparare a dirsi addio –

Concita de Gregorio

Einaudi

Annunci