Mt 17,22-27 

«I figli sono liberi. Ma, per evitare di

Scandalizzarli …». Isolate da tutte le

altre questioni, anche di identificazione

storica, riguardo al racconto

evangelico, rimangono queste due

affermazioni: la prima sulla condizione

di libertà di Gesù e dei suoi

discepoli e, l’altra, sullo scandalo.

Quanto alla prima, si tratta della

libertà rispetto alla legge mosaica e

alle tradizioni giudaiche. Fuori della

legge, senza di essa, il discepolo di

Gesù è chiamato alla libertà, a una

condizione filiale che lo libera dallo

spirito di servitù e di paura. Sono

temi paolini (cfr Gal 5,13; Rm 6, 23;

8,15-16) molto noti. Anche in Giovanni

8,32 leggiamo che il discepolo,

aderendo alla parola di Gesù,

diventa libero. I limiti di questa libertà

sono il libertinaggio (cfr Gal

5,13) e la carità verso il prossimo.

In molte circostanze Gesù non ha

avuto alcun problema a scandalizzare:

i concittadini di Nazaret, i farisei,

gli stessi suoi discepoli che ancora

non comprendono la via della Croce.

Ma c’è scandalo e scandalo. Anche

Paolo chiede di astenersi dal mangiare

le carni sacrificate agli idoli per

non

offendere la sensibilità religiosa

(cfr 1Cor 10,28) e rinuncia

a usare di un diritto

«per non mettere ostacoli al

Vangelo di Cristo» (1Cor 9,12).

+ mons. Semeraro

Annunci