Durante il periodo dell’Avvento è bello sedersi davanti a una candela accesa per ritrovare la pace alla sua luce. La luce della candela è tenue. Rispetto alle luci accecanti dei neon, la candela rischiara solo parzialmente la stanza in cui ci troviamo. Vi sono angoli che restano in ombra. La luce della candela è calda e piacevole.

Non ha la funzione di illuminare ogni cosa in egual misura. Piuttosto effonde un chiarore che cela in sé qualcosa di misterioso, di caldo e amorevole. Alla luce di una candela possiamo guardare anche noi stessi con occhi più indulgenti.

Al suo tenue chiarore trovo il coraggio di guardarmi dentro fino in fondo e di presentarmi a Dio così come sono.

Qui riesco anche ad accettare me stesso.

Anselm Grün

‘Anch’io, come Giovanni,

non sono la luce, Signore,

ma ho visto la luce

attraverso le fessure

della mia finestra sul mondo.

La luce era forte e dirompente,

a tratti fastidiosa per chi, come me,

non voleva perdersi nel suo abbraccio.

Eppure

la luce colorava la natura,

faceva splendere la bellezza,

ma svelava i segreti più nascosti.

La luce apriva le menti,

infervorava i cuori,

ma evidenziava le colpe.

La luce veniva da fuori,

veloce come il lampo,

senza bussare o preavvisare.

La luce non poteva essere inventata, catturata, svilita.

La luce già c’era

e l’uomo poteva soltanto indicarla.

Così sei Tu, Signore:

Luce che posso amare

e testimoniare perché altri ne fruiscano.

Luce che non sempre amo,

perché riempie di doni

che interpellano la responsabilità.

Luce che mi sfida a vivere pienamente,

perché la gioia si moltiplica dividendola con gli altri.

Ricordami sempre

che un cristiano racconta e vive di Te,

consapevole di brillare – quando riesce-

di luce riflessa.’

 

 

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