Quella notte, fra le molte cose che accaddero e che nessuno saprà mai narrare, ce ne fu una di cui siamo venuti a conoscenza.

Andò così: un sogno inquietante, che angustiava un pover’uomo pieno di problemi, si stancò del compito affidatogli e volle respirare un poco d’aria pura.

I sogni notturni – lo sappiamo- vivono pochi attimi e poi svaniscono: ma molti di essi vagano a lungo chissà dove e poi riappaiono: quello di cui parliamo era uno di questi.

Già sapeva che l’uomo lo avrebbe richiamato a sé la notte successiva, per cui era inutile separarsi troppo.

Appallottolato sul ramo di un fico nel cuore della notte, il sogno fu molto sorpreso della immensa quantità di esseri immateriali che fluivano tutti verso un’unica direzione: attese dalle lunghe chiome, vampate d’amore con occhi ridenti, onde gonfie di speranza, adoranti e maestosi silenzi, distese di smaglianti pensieri, galoppanti schiere d’interrogativi formavano un immenso fiume etereo che sfociava intorno alla grotta in cui era nato il Figlio di Dio avvolgendola tutta. Quelle realtà immateriali venivano da ogni angolo della terra, ma il sogno dell’uomo cercò invano un par suo; di sogni notturni, nessuna traccia.

‘E’ logico’, si consolò il sogno. ‘Noi, che altro siamo se non gusci vuoti, che l’uomo colma non della sua coscienza e del suo amore ma di ciò che non osa confessare neppure a se stesso?

Siamo gli orci nei quali l’uomo infila furtivamente la sua spazzatura, e come tali agli occhi di Dio non valiamo niente’.

Era talmente malinconico il sogno nel riflettere su tale verità, che manco si accorse che la fresca fantasia di un bimbo e il sogno ad occhi aperti di un saggio lo avevano preso per mano e lo conducevano con sé ad adorare il Bambino.

Tentò di divincolarsi, poi si lasciò andare, cosa che per i sogni notturni è attitudine innata.

Ebbe inizio la sfilata davanti alla culla. Ogni goccia del vastissimo fiume che scorreva davanti alla mente del Bimbo veniva da Lui decifrata e gustata con grande diletto. Il suo spirito gioiva nel verificare i mille modi in cui lo spirito umano s’ingegna per esprimersi; ne provava un’infinita tenerezza, dato che di dove veniva tutto era tanto più semplice. Quando  intravvide il sogno notturno che pieno di vergogna, cercava di nascondersi tra un’emozione affettiva e un corpulento concetto filosofico, fece arrestare il fiume.

‘Questa, poi!’, si disse il Verbo appena incarnato.

‘Questa è una trovata davvero geniale! Veramente il Padre ed Io non potevamo escogitarne di migliori!’.

Ne era ovviamente a conoscenza, ma era la prima volta che, al cospetto di una sua creatura così stramba, la poteva ammirare in concreto. Il sogno notturno arrossì, si schermì, si attorse ancor di più fra le proprie spire; poi si lasciò andare. E il Bimbo divino, col suo primo sbadiglio, lo fece suo per una notte, trasformandolo, da inquietante che era, nel più bel sogno che abbia mai popolato il sonno di un bambino.

Da quella notte, tutti indistintamente i sogni che facciamo dormendo – incubi o dolci fantasie, enigmatiche avventure o confusi ricordi, visioni pazze o lucide – sono benedetti.

Essi proseguono nella loro umile funzione di interpreti dei nostri pensieri e sentimenti inespressi o inesprimibili. E non importa se la loro interpretazione è da clown. Adesso che sappiamo che anche il Bambino e poi Signore Gesù si è avvalso di loro, dovremmo dormire sonni più tranquilli.

Piero Gribaudi

Fiabe della Notte Santa

Advertisements