Dalle nostre parti vorremmo sempre che il  Natale fosse bianco di neve, anche se è un desiderio che il più delle volte resta inappagato.

White Christmas è un canto che esprime questo desiderio, un canto moderno ormai diffuso in tutto il mondo e del quale esistono centinaia di interpretazioni e milioni e milioni di versioni conosciute.

Accanto a Stille Nacht, questo canto commovente scritto dal compositore ebreo americano Irving Berlin ed eseguito per la prima volta in pubblico nel dicembre del 1941 è diventato sicuramente il canto natalizio di maggior successo. Ed è diventato tale proprio perché va a sfiorare un livello molto profondo dell’animo umano.

Pur essendo un po’ malinconica, la sua melodia esprime comunque un desiderio profondo, tanto più se si pensa che siamo nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale e all’immagine del bianco Natale si associa l’idea di un’epoca di pace e la forza del sogno e del ricordo.

La neve che ricopre la miseria e rende magico il mondo corrisponde all’idea che abbiamo della pace del Natale. Come la nascita di Dio in Gesù Cristo trasforma il mondo, così anche la neve che si posa su ogni cosa trasforma il paesaggio. Riempie il mondo di silenzio.

Ha un suo indubbio fascino camminare attraverso un paesaggio coperto di neve. Senza volerlo diventiamo silenziosi anche noi e ammiriamo gli alberi imbiancati. Ogni cosa emana uno splendore completamente diverso, lo splendore della bellezza divina.

Una poetessa una volta ha definito la neve ‘il sorriso di Dio’.

In tal senso la neve può anche diventare il simbolo del Natale:con l’incarnazione di Dio, la sua bellezza entra dentro di noi, risplendendo da ogni volto di uomo. Essa ci brilla davanti anche nella creazione, che grazie all’incarnazione di Dio è stata meravigliosamente rinnovata.

Anselm Grün

Il piccolo libro

della gioia del Natale